Balmorhea – The Wind

Peppe Trotta per TRISTE©

Quanto può incidere la forza di volontà nelle nostre vite? Quanto può essere determinante nel perseguire un obiettivo che appare quasi irraggiungibile? Basterebbe ripensare a ciò che una quindicenne svedese è riuscita a mettere in moto attraverso la sua sincera ostinazione per avere una risposta, a quanto sia cresciuto il movimento ambientalista giovanile grazie al suo operato.
Greta Thunberg è così diventata rapidamente un’icona che con le sue riflessioni ha inciso sulla visione di molti, ragazzi e non, e i suoi pensieri raccolti durante la traversata dell’Atlantico sono parte dell’ispirazione da cui nasce il nuovo lavoro dei Balmorhea.

Immersi nell’incanto della natura lungo le sponde del fiume Llano e suggestionati da uno dei racconti dell’opera medievale Otia imperialia in cui si narra di un santo che rese fertile una valle desolata portandovi la brezza marina racchiusa in un guanto, Rob Lowe e  Michael A. Muller scrivono il loro settimo disco sancendo un nuovo, parziale cambio di rotta.

Archiviate definitivamente le sperimentazioni elettriche e le progressioni ritmiche del controverso “Stranger”, le dodici composizioni che strutturano l’album riprendono e ampliano le sonorità acustiche dei loro esordi riproposte in “Clear Language”, virando verso un afflato cameristico ancor più pronunciato.
Coadiuvato da un piccolo ensemble il duo texano confeziona il suo esordio per la prestigiosa Deutsche Grammophon, costruendo un itinerario sonoro dall’eco neoclassica che del vento ha la leggerezza e l’impeto propositivo.

Le abituali delicate trame di pianoforte e chitarra trovano qui completezza nel confronto intenso con le modulazioni nostalgiche del clarinetto (“La Vagabonde”), nell’intreccio con l’eterea vocalità di Lisa Morgenstern (“The Myth”, “V”) e in soluzioni corali che lasciano risaltare l’apporto prezioso di archi e fiati (“The Crush”).

Tutt’altro che marginali nell’economia dell’insieme risultano le traiettorie più coincise, disegnate da un solitario romanticismo pianistico (“Evening”) o da puri echi ambientali (“Vent Pontian”), intermezzi capaci di rendere ancor più suggestivo un percorso sensoriale elegiaco, riuscita fusione di eleganza classica e atmosferica rarefazione.

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