Mt Went – Sheltering Sky / Lit Way Down

Peppe Trotta per TRISTE©

Quale importanza può avere un archivio?
Direi che non esiste una risposta univoca a questa domanda. Può trattarsi semplicemente di un accumulo di cose inutili, di tracce conservate senza mai essere recuperate. A volte però in esso si ritrovano frammenti troppo velocemente accantonati, piccole gemme che forse erano state osservate da una prospettiva inadeguata.

Mi rendo conto di questa ambivalenza ogni volta che accedo all’hard disk in cui conservo migliaia di foto scattate negli ultimi tre lustri, un labirinto in cui galleggiano tanti scatti inutili ma dal quale a volte estraggo sprazzi di racconti che meriterebbero di essere ripresi e portati a termine.

Ed è proprio da un archivio che ha origine la prima, doppia collaborazione tra Andy Cartwright (Seabuckthorn) e Dave Anderson (Von Braun).

“Sheltering Sky” è il primo atto di questo sodalizio e raccoglie otto brani scritti e registrati nel 2010 quando i due musicisti vivevano nella sessa cittadina inglese. A distanza di ben otto anni Cartwright ha deciso di rielaborare quel materiale per dargli la forma definita di una pubblicazione, riaccendendo così un’intesa artistica che dopo ulteriori due anni ha condotto alla realizzazione di un nuovo itinerario, “Lit Way Down”, presentato in parallelo. Pur costruiti su interazioni differenti, visto il trasferimento in Francia di Cartwright, i due lavori presentano sonorità molto omogenee al punto da potersi considerare un unico album.

Dalla fusione delle sensibilità di questa strana coppia ha origine un folk atmosferico con una spiccata attitudine indie, incentrato su essenziali armonie di chitarra che fungono da scenario in cui fare galleggiare la voce dolente di Anderson.
Il suo è un canto introspettivo, carico di un’enfasi a volte quasi eccessiva (“Ember Widly”, “To Bed”, “A Vindication”) e che in alcuni frangenti rimanda in modo prepotente alle interpretazioni più oniriche di Thom Yorke (“Resistance”, “The Owls Are Talking”).

Una formula scarna, raramente arricchita da asciutte trame percussive (“That’s Not There”) e fluttuazioni sintetiche relegate in secondo piano.
Il risultato è un paesaggio acustico intensamente elegiaco, diluito da misurate ibridazioni capaci di spingere la forma canzone verso orizzonti ambientali ammalianti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...