Wolf Alice – Blue Weekend

Carlotta Corsi per TRISTE©

Ricordo che da piccola facevo spesso brutti sogni, non mi piaceva stare in camera da sola e quindi durante la notte spuntavo in camera dei miei per chiedere alla mamma come farli finire e ricordo che lei mi diceva sempre “pensa a cose belle”. 
Ultimamente mi era parso di vivere una situazione dove la realtà combaciasse esattamente con alcune delle esperienze dei miei incubi, con la differenza che pensare alle “cose belle” non mi avrebbe aiutata questa volta.
Il diventare adulti senza esserlo fino in fondo e senza averlo accettato del tutto è quello che un po’ distrugge alcune delle mie notti.

Qualcosa nell’ultimo album dei Wolf Alice, Blue Weekend, sapevo mi avrebbe fatto respirare di nuovo l’ossigeno dei miei anni infantili, riscoprendo una band che da sempre follemente sostengo, ma che di certo, ora ha qualcosa di grande e di più adulto da farci ascoltare.
Non vorrei soffermarmi troppo sulle singole tracce perché ho fatto fatica a non empatizzare con ognuna di esse, di certo Ellie Roswell, riesce a scarnificare il testo tramite la sua voce, ancora più squillante di prima e, devo dire, decisamente più precisa e pulita che mai: in una recente intervista la cantante parla dell’importanza di avere distrazioni durante la scrittura di un album (in questo caso Blue Weekend è stato difatti scritto e concluso prima di entrare in studio, mesi prima del lockdown) perché l’idea di dover attraversare tutto il processo artistico durante il periodo di reclusione non avrebbe portato nulla di buono.
E noi le crediamo fortemente.

L’album è tutto ciò che sono i Wolf Alice ed è allo stesso tempo la prova concreta che questa band “indie” smetterà finalmente di essere categorizzata come tale (nonostante la lista dei premi precedenti e degli innumerevoli singoli da paura).
Shoegaze, post -punk, grungy novanta, le ritmiche ottanta sono tutte dentro assieme a quelle splendide ninna nanne con cui da sempre ci deliziano.

E, a proposito di cose deliziose, Delicious Thing credo sia uno dei pezzi che meglio rappresentano l’album.
Inutile dire che mi ha commossa: c’è un che di nostalgico, di qualcosa che si è perso tra l’inizio e la fine dei vent’anni e chiunque si trovi in questa fase sa di che parlo, ci sono dei concetti raccontati tra parole e musica che paiono poesia:

Pressed in my palm
Was a stone from the beach
The perfect circle
Gave a moment of peace
Now I’m lying on the floor
Like I’m not worth a chair
I close my eyes and imagine I’m not there

Siamo solo a Giugno e a metà anno questo potrebbe essere già tra i migliori album del 2021. Di certo il salto di qualità qui è stato enorme.
È come essere trasportati dal ritmo e allo stesso tempo canticchiare qualcosa di estremamente romantico e profondo, tanto da struggerti o farti salire la pelle d’oca alta un metro e mezzo.
In questo lavoro sento qualcosa dei Fleetwood Mac. Ed è forse questo che mi sta trascinando da giorni in questo vortice.

Ricordo di avere visto i Wolf Alice live nel 2014 e di averli apprezzati da sempre, ma purtroppo, forse come la maggior parte di noi in quel periodo, li avevo tenuti dentro una nicchia che non solo non gli è mai appartenuta ma che hanno decisamente distrutto e bruciato con questo ultimo album.

Se diventare adulti è crescere, quindi, assieme a loro io non ho più paura mamma, lasciami il volume alto che prendo a calci questi incubi.

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