Francesco Bianconi – Accade

Tiziano Casola per TRISTE©

“Lo fanno anche Bobo Rondelli e Bianconi,
che son così bravi da offendermi”

cantava Federico Fiumani, evidentemente accortosi, anni fa, del discepolato spirituale da sempre portato avanti nei suoi confronti da Francesco Bianconi e i suoi Baustelle. Perché questi ultimi, si sa, quando non giocano ai Pulp italiani, giocano ai Diaframma intonati (a scanso di equivoci: per chi scrive non esiste intento più nobile, sia chiaro!).

C’è d’altronde un filo rosso che unisce Diaframma, Pulp e Baustelle. Un filo che va dalla rivincita dei provinciali sui milanesi, alle frecciatine – per me sempre graditissime – ad un certo universo artistoide bourgeois.

Che poi questi costituiscano gran parte del pubblico di tutti e tre è un altro discorso (cfr. “Pomiciare una troietta qualunque, una tizia, una pittrice, ma che ne so” / “She came from Greece she had a thirst for knowledge, she studied sculpture at Saint Martin’s College” / “Tu parli di Rocco Siffredi come l’idolo delle nuove femministe“). Per chi scrive il filo sta poi anche nell’amore più o meno inconfessato per un mondo moderno scomparso, fatto di pavimenti in graniglia e posacenere con sopra il logo di qualche amaro tipo Cynar (qualche anno fa un amico mi portò al famoso Bar Italia di Soho, a Londra, ne fui felice), un universo in bilico tra le case delle nonne, i cimiteri di provincia e il rock come Cristo comanda. Ma non ci dilunghiamo, torniamo a Fiumani.

Proprio al disco di cover realizzato qualche anno fa dell’illustre fiorentino (Un ricordo che vale 10 lire) deve aver guardato Bianconi per questo suo Accade, raccolta di reinterpretazioni di una decina di canzoni italiane – alcune classicone, altre meno – che esce a due anni dallo splendido Forever (2020).

Che Bianconi fosse una sorta di Re Mida delle cover è chiaro da sempre. Se avete presente Signora ricca di una certa età dei Baustelle – brillante traduzione di A Lady of a Certain Age dei Divine Comedy – sapete benissimo di cosa parlo. Se non lo sapete, parlo di una roba che nel peggiore dei casi potrebbe esser degna del miglior De André (e nel migliore dei casi dei migliori Ianva, ma mi rendo conto che la questione è controversa, dunque la taglio qui). Stesso discorso vale per la miracolosa – perché di miracolo si tratta – interpretazione di Playa di Baby K, già da tempo resa nota ai fan del nostro sul web e ora inclusa nel disco. Purtroppo, il livello delle cover contenute in Accade non è sempre altrettanto alto. O meglio, alto lo è, ma con qualche sorpresa in meno. Probabilmente perché non tutte le scelte richiedevano al nostro gli stessi guizzi di genio o lo stesso livello di sfida.

Risultano per me più che riuscite Ti ricordi quei giorni di Guccini e Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni. E aggiungo anche Michel di Claudio Lolli, eseguita insieme a Lucio Corsi, che mi sta simpatico sin dal tempo di quel video col face-painting black metal e la chitarra Danelectro Longhorn, due pilastri di quello che fu il mio immaginario demenziale da adolescente. Bravo ragazzo.

Paradossalmente invece, L’odore delle rose forse sarebbe stato meglio evitarla, ma non fa niente. In ogni caso, il fatto che anni fa pure Alessandro Baronciani la avesse ‘coverizzata’ in un suo fumetto [in: Tiamottì, Arcana, 2011] mi porta a chiedere perché una canzone del genere non sia annoverata tra i capolavori della canzone italica (poi penso che potrebbe essere coverizzata da qualcuno in un prossimo Sanremo e penso meglio così).

Se non nelle cover in sé, dove sta allora l’eccezionalità di Accade? Sta proprio nel suo valore antologico. Anzi, meglio, documentario, perché è in Accade che per la prima volta Bianconi mette ufficialmente su disco, con la propria voce, La cometa di Halley e Bruci la città, stavolta sì, capolavori suoi e dell’intera storia della canzone italiana (credo di non essere l’unico a pensarla così), in passato purtroppo affidati alla voce di Irene Grandi con quegli arrangiamenti poco felici, vai a capire il perché. D’altronde la versione demo di La cometa di Halley che si trova sul web mi pare fosse già perfetta così.

Insomma, coverizzando sé stesso, Bianconi si inserisce tra i classici. Ma sempre timidamente, con garbo. Più per noi che per lui insomma. Comunque sia tenetevelo per voi, e non lo dite mai a nessuno, che Francesco cerca il bene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...