
Francesco Giordani per TRISTE©
Sarà che ho trascorso queste ultime settimane centellinando la lettura delle pagine straordinarie di Mentre Morivo di William Faulkner (no, garantisco che lo stimolo non mi è venuto dal magnifico poemetto zen Perfect Days di Wim Wenders, che comunque raccomando ai lettori), sarà che già l’omonimo ep degli australiani Radio Free Alice sul volgere dello scorso anno mi aveva acceso come una piccolissima spia lampeggiante dentro le orecchie.
Fatto sta che non sono poi troppo sorpreso dal constatare che un’altra giovane band riaccenda la fiaccola dell’infinita maratona smithsiana fra le generazioni, prendendo l’abbrivio a migliaia di chilometri da Manchester, nel caso specifico nel profondo sud faulkneriano degli States. A Port Arthur, Texas, per la precisione, dove è nato e cresciuto Wes Leavins, crinito cantante dei Brigitte Calls Me Baby.
Il quale, forte di un sembiante non esattamente anonimo, a mezza via fra Billy Idol e un Bon Jovi fresco di barbiere, ma soprattutto di un’ugola gagliarda che sa dibattersi e scintillare da qualche parte fra Roy Orbison, Chris Isaak e Morrissey, approda in questi giorni anche nel mercato europeo grazie ad una tiratura in vinile dell’ep This House Is Made Of Corners, già apparso per ATO negli USA lo scorso novembre.
Brigitte Calls Me Baby suona in effetti come un nome da predestinati eppure se una cosa non difetta a questo quintetto, oltre all’eloquio, agli eleganti completi in abbinato e ai folti ciuffi presleyani, be’ quella cosa sono le canzoni.
Dal rifulgente prologo This Future Is Our Way Out, che fissa tono e meccanica del discorso a seguire (ossia: new wave romantica + rockabilly onirico + “There is a place/ Where I want to be/ But I don’t know where it is/ Where I will be happy / Oh, there must be”), sino al bacio finale (nell’iperbolica accezione cureana di Kiss Me Kiss Me Kiss Me) di Palm of Your Hand, a questa band riesce praticamente quasi ogni cosa le venga in mente di fare.
Soprattutto, le riesce -oserei dire a meraviglia- il sublime miracolo del miglior pop, da che musica è musica ovvero: trasformare l’aria viziata in ossigeno vitale, vaporizzare il desiderio frustrato in epopea cantante, moltiplicare il fatto autobiografico elevandolo alla potenza del poetico.
Basta e avanza, a dimostrazione di quanto appena scritto, la perfetta innodia di Eddie My Love o di You Are The Only Made of Dreams, (cantiche semplicemente irresistibili nel loro palpitare antico e attuale al contempo, un po’ Cars un po’ Orville Peck), così come la freschezza di Impressively Average, per accreditarsi la quale i Killers sarebbero oggi ben disposti a contrabbandare una delle loro collezioni di Rolex.
Del resto, Leavins confessa di aver ricevuto dal suo produttore Dave Cobb (conosciuto fatalmente sul set dell’Elvis di Buzz Luhrmann) un fondamentale consiglio: “qualsiasi canzone tu scriva, suonala mentre guardi la scena di ballo di Molly Ringwald in The Breakfast Club”.
Mai parole di un produttore furono con ogni evidenza più persuasive: ascoltate le canzoni di This House Is Made Of Corners e provate a stare fermi.
Se ci riuscite.
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