
Peppe Trotta per TRISTE©
Esordio è una definizione piuttosto anomala riferita all’opera prima firmata in solitaria da Francesca Bono. Lo è perché l’autrice di stanza a Bologna vanta un’esperienza ventennale in campo musicale collezionando collaborazioni importanti – l’ultima in duo con Vittoria Burattini dei Massimo Volume nell’ottimo Suono in un tempo trasfigurato – e militanza in diverse compagini quali gli Ofeliadorme di cui è fondatrice. Un bagaglio che traspare nitido dalle otto tracce dell’album, rivelato da una scrittura matura densa di rimandi perfettamente inglobati nella propria visione artistica.
Frutto di un processo compositivo diluito nel tempo dal quale sono state estratte in mezzo a tanto altro materiale, le canzoni scelte trascinano al loro interno un ventaglio emozionale ampio sviluppato a margine di un periodo intenso, nutrito da perdite dolorose e ripartenze inattese. A dar loro forma definita interviene il tocco di Mick Harvey in cabina di regia – dove comunque hanno primeggiato le intenzioni della stessa Bono – e i contributi essenziali di Egle Sommacal, Marcello Petruzzi, Silvia Tarozzi, Alain Johannes e ancora Vittoria Burattini.
Sono trame sonore articolate quelle attraverso cui le tele stropicciate dipinte dalla musicista prendono consistenza, nuclei melodici che si sviluppano in crescendo, capaci di sfaldarsi per cambiare consistenza rivoluzionandone l’estetica senza intaccarne la coesione. Emblematica in tal senso è Black Horse, ballata acustica che ha nell’interpretazione chiari rimandi a PJ Harvey prima di virare verso un finale elettrico ossessivo.
Sono cambi d’umore e coordinate rilevabili nel passaggio da un brano e l’altro, con la nervosa declamazione di The Trick – perfettamente sostenuta dalle ritmiche impeccabili della Burattini – che lascia il passo alle morbidezze dreamy di For D definita dal dialogo serrato tra chitarre e piano.
Al centro di tutto rimane con costanza il canto, l’uso magistrale di una voce che sa piegarsi all’atmosfera scelta, che si tratti del trip-hop incalzante di Bitten Tongue o della dolente delicatezza di Fracture, protagonista assoluta di un caleidoscopio capace di assorbire generi e riferimenti, riversandoli in un pop autoriale profondo quanto accattivante.
Ad avercene di debutti del genere.
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