Modern Nature – The Heat Warps

Dall’infinito alla linea retta.
Così si potrebbe definire la strada tracciata da Jack Cooper con il progetto Modern Nature, nato nel 2019 e giunto al quarto disco. Se No Fixed Point In Space (preceduto dagli ottimi How To Live e Island Of Noise) era stata la più temeraria e aperta alle collaborazioni (tra le quali citiamo Julie Driscoll, Alex Ward degli Spiritualized, Chris Abrahams dei Necks) delle sue uscite con questo moniker, The Heat Warps ci offre il parto di una vera band: con il leader e autore Jack Cooper suonano il batterista Jim Wallis, la new entry alla chitarra Tara Cunningham e il sassofonista Jeff Tobias qui prestato al basso.

L’opener Pharaoh chiarisce la nuova direzione intrapresa: metronomica nelle ritmiche, venata di blues psichedelico nelle chitarre, dai forti richiami Sixties negli intrecci vocali.
Segue una Radio riflessiva e jazzy, con un chorus degno del miglior Neil Young, mentre
Glance è la perfetta dimostrazione dell’idea di sound che Cooper voleva imprimere ai
nuovi Modern Nature: “I’ve always been drawn to bands where two guitarists work as a
unit to move around and colour the rhythm section. I’d been listening to the demos Television did with Brian Eno in the day and then that night I played with Tara for the first time at an improvised music show. We have a very similar approach to the guitar and that extends to the way we sing, so it gives the music an interesting balance.


Source non solo chiude il lato A della raccolta ma si pone tra i brani essenziali di questo 2025. Il testo è da brividi, la musica altrettanto inesorabile: “Silent towns afloat on storms/With the colours slowly draining/Drifting waves of smoke and flame/Disappearing in the rain/I see us there, dressed in black/Stand in water, shed in anger/Standing tall, it covers us/In a blur that bends the light”, prima di un chorus che descrive l’umanità sul ciglio del burrone di oggi: “There’s me standing in the riot/We’re singing in the lanes, we’re overtired/It feels new to me, it’s all history/There’s me standing in the riot”.

Dopo un breve intermezzo da film noir come Jetty – non vi sfuggirà la citazione della
zeppeliniana Stairway To Heaven – arriva uno dei singoli del disco, Alpenglow, e qui il
ricordo va ai Wilco di A Ghost Is Born: folk visionario, ipnosi melodiche che creano uno
stato di trance.
Zoology la trovo (invece) lennoniana. O forse, una Perfect Day spogliata della grande città, abbracciando la natura e memorie di infanzia: pensate a More Than This rivista da Robyn Hitchcock. Bellissima.
Takeover riesce a fare anche meglio, entrando nel giro di Source dei must dell’anno.
Una canzone d’amore universale e ancora orientata ai nostri tempi difficili; Cooper ci dice: “supera, soffoca la confusione/non avere paura di lei, è qui per te/quindi abbi pazienza di trovarla, se non vuoi affogare nella pioggia“. Il tutto condito da chitarre magnifiche, che piangono e emozionano.
Gli Yo La Tengo se suonassero qualcosa dell’ultimo Mark Hollis.

The Heat Warps, di cui ho scelto di parlare anche per il parallelo con Backwater
Collage
di Penny Arcade, ovvero l’ex socio di Cooper ai tempi degli Ultimate Painting
James Hoare, si chiude tra gospel e post-rock con Totality.

Classe, eleganza, profondità: musica sempre necessaria per le nostre orecchie.

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