Jason van Wyk – Threads

Peppe Trotta per TRISTE©

Prima dell’avvento di internet e di tutti i servizi di streaming capitava spesso di arrivare ad un album attraverso il semplice ascolto di un singolo trascinante. Personalmente poteva succedermi anche di essere attirato dalla sola copertina e ritrovarmi il disco in mano incuriosito dall’immagine e dalla promessa di un contenuto da essa veicolata. Questa prassi – con un rischio ormai pari allo zero visto che si può avere un’anteprima all’acquisto di qualsiasi cosa – continuo a conservarla e ancora adesso mi imbatto in lavori affascinanti mosso da questo semplice input.

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Villagers – Fever Dreams

Francesco Giordani per TRISTE©

Hey, kid, now you’re part of a team
In a new kind of a colourful dream and there’s
A whole world in the palm of your hand
‘Cause a dreamer gives what a dreamer can
And you feel a force ten coming on strong
And a strong sense that it can’t go wrong
And it’s a fine line, but you’re getting it right


On the first day of the rest of your life

Canta così il dublinese Conor O’Brien in The First Day, sontuoso, a tratti abbacinante, vestibolo sonoro messo a guardia del suo quinto opus discrografico, Fever Dreams, che esce in questi giorni per Domino. Ti senti come un fiocco di neve, come un lampo di luce, come una pioggia leggera, come una dolce rima, prosegue l’Irlandese, nel primo giorno della vita che ti rimane, alla lettera. E proprio mentre, guardandosi attorno, non si può evitare di convenire con un simile, poeticissimo (e in fondo così irlandese) dettato, ecco che ci si accorge che O’Brien ci ha elegantemente messi spalle al muro anche stavolta. Quattro minuti appena gli sono stati sufficienti.

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Midwife – Luminol

Peppe Trotta per TRISTE©

La malinconia è un sentimento autunnale, intimamente connesso all’approssimarsi della stagione fredda e alla graduale riduzione delle ore di luce. Ma ogni buona regola ha le sue eccezioni e non è raro ritrovare questo stato d’animo aleggiare durante le stagioni in cui abitualmente regnano allegria e buonumore. Per alcuni poi si tratta di una dimensione cronica radicata nel profondo.

Questa inflessione perenne, questo acuto mal di vivere è uno dei tratti distintivi della produzione di Madeleine Johnston, già evidente nelle formulazioni ambient-drone del suo progetto Sister Grotto e ancora centrale nel progetto Midwife inaugurato nel 2017 e rapidamente divenuto suo principale moniker.

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Maple Glider – To Enjoy Is The Only Thing

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Non vi sentite un po’ nauseati quando vi capita di imbattervi in una delle frasi o dei meme motivazionali che riempiono le bacheche di tutti i social network? Non succede anche a voi che tutti quei maledetti aforismi, quelle citazioni (spesso decontestualizzate) e quelle insulse pillole di saggezza popolare piuttosto che motivarvi, vi facciano saltare la mosca la naso? Che l’unica vera motivazione che vi danno è quella di andare a cercare chi le ha condivise per farlo pentire della sua scelta sconsiderata?

La mia idiosincrasia per questo tipo di frasi è tale che ho sviluppato una specie di radar e, così, appena ne sento, anche da lontano, l’odore, scappo a gambe levate.
Non sempre, tuttavia, il confine tra una frase motivazionale e una riflessione sincera e, magari, edificante è così evidente.
Così quando ho letto il titolo scelto dall’australiana Tori Zietsch, in arte Maple Glider, per il suo album d’esordio, ho subito pensato di trovarmi di fronte alla solita banalità circa l’importanza di godersi la vita, di non pensare al passato, di accogliere positivamente anche i momenti bui e chi più ne ha, più ne metta.
Non potevo essere più lontano dalla realtà.

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Nuovo Testamento – New Earth

Francesco Giordani per TRISTE©

Ogni tanto ripenso a quel capolavoro cinematografico che risponde al titolo di San Junipero, indimenticabile e secondo alcuni (e io sono tra questi) miglior episodio di Black Mirror, finendo col domandarmi se la musica non abbia rappresentato per me, esattamente come l’omonima cittadina per i protagonisti di quella superba puntata, l’illusione di un’eternità sempre sul punto di sgretolarsi nell’angustia di una prigione tutt’altro che illusoria.

Al di là degli innumerevoli riverberi metaforici, questo è infatti San Junipero nel racconto: un non-luogo della mente in cui immaginare di poter vivere lo stesso giorno perfetto all’infinito mentre “fuori”, da qualche parte nel mondo reale (reale?), il corpo invecchia nella sua irreversibile e muta solitudine o peggio.

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