My Home, Sinking – Let It Fall

Peppe Trotta per TRISTE©

Flessibilità. L’ho sempre trovata una caratteristica lodevole, un’attitudine propria delle persone determinate, capaci di adattarsi rapidamente alle situazioni contingenti riuscendo ad imporre la loro personalità. Basti pensare a coloro che si ritrovano improvvisamente per una ragione qualsiasi a dover reinventare la propria vita, ma anche più banalmente a chi all’interno di una qualsiasi compagine riesce a rivestire più ruoli in modo appropriato. Anche nel modo della musica l’essere flessibile, il saper ricorrere a mezzi e linguaggi differenti è spesso un pregio soprattutto quando, come nel caso di Enrico Coniglio, ci si riesce a muovere, con cognizione di causa, trasversalmente tra istanze eterogenee.

Sound artist e compositore dedito all’indagine del paesaggio sonoro (soprattutto quello della sua terra d’origine), il musicista veneto ha da sempre dimostrato una particolare inclinazione a percorrere itinerari musicali diversificati spaziando dalla pratica del field recording all’ambient e al modern classical fino a lambire territori chamber-folk e avant-pop. Alle risonanze naturali e alle frequenze sintetiche si affianca quindi una sensibilità melodica, un romanticismo sonoro che si rivela sempre più tratto peculiare delle sue produzioni firmate My Home, Sinking.

“Let It Fall” giunge a quattro anni di distanza dal precedente capitolo segnando un parziale cambio di rotta e mantenendo alcuni elementi di continuità. Di “King Of Corns” permane innanzitutto il senso di coralità, di opera condivisa; ma se le collaborazioni lì erano puntuali in questo nuovo lavoro Coniglio mette su un vero e proprio ensemble a cui affidare, oltre la sezione ritmica, preziosi arrangiamenti di archi e fiati attentamente misurati.

A venire meno è soprattutto la vena teatrale, l’enfasi scaturente dal contributo delle diverse cantanti che si irradiava su chiaroscuri onirici. L’unica voce qui presente è quella seducente di Lindsay Anderson (L’Altra), interprete e autrice dei testi delle due tracce che definitivamente segnano l’approdo ad una forma canzone compiuta (“A Silver Lining”, “Among The Ash”).

Su queste tracce, veri e propri cardini del lavoro, si struttura l’intero itinerario proposto, completato da atmosferici flussi elettroacustici vicini ai paesaggi surreali dei due album condivisi con Matteo Uggeri sotto la denominazione Open To The Sea, e chiuso dall’incedere malinconico di “It Will Fall” costellato da fraseggi di chitarra che sembrano giungere dalle esplorazioni proto post-rock degli ultimi Talk Talk. Una narrazione sfaccettata ma perfettamente coerente quindi, ennesima conferma del talento di un autore alla costante ricerca di un territorio espressivo sempre più ampio.

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