
Francesco Giordani e Tiziano Casola per TRISTE©
Francesco. Si parla tanto, già da qualche tempo, di crisi demografica delle band, di mortalità precoce della stesse, di insostenibilità economica della tradizionale filiera rock, eccetera eccetera, eppure la mia discoteca virtuale letteralmente straripa di dischi di band vecchie e nuove che attendono di essere ascoltati o riascoltati. Ci sono band antiche che addirittura quasi paiono resuscitare a nuova vita, ad esempio i Kula Shaker del recente spassosissimo Natural Magik, oppure band freschissime d’esordio che, penso ai valorosi neo-post punkers Egyptian Blue o Sprints, riescono magari a sorprendermi con un rasoiata tra cuore e stomaco tanto veloce quanto chirurgicamente eseguita. E tante altre te ne potrei citare, sulle quali ancora non ho idee chiarissime, Talk Show, NewDad, Folly Group, e che pure settimanalmente si riversano a rigagnoli nella memoria del mio telefono, salvate per un “dopo” dai contorni vaghi. Questo strano mondo continua a pullulare di band di ogni tipo, ci sono più band in cielo e in terra, amico mio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia, soprattutto più di quante ne riuscirai mai ad ascoltare davvero con le tue logorate orecchie.
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