The Last Dinner Party – Prelude to Ecstasy

Francesco. Si parla tanto, già da qualche tempo, di crisi demografica delle band, di mortalità precoce della stesse, di insostenibilità economica della tradizionale filiera rock, eccetera eccetera, eppure la mia discoteca virtuale letteralmente straripa di dischi di band vecchie e nuove che attendono di essere ascoltati o riascoltati. Ci sono band antiche che addirittura quasi paiono resuscitare a nuova vita, ad esempio i Kula Shaker del recente spassosissimo Natural Magik, oppure band freschissime d’esordio che, penso ai valorosi neo-post punkers Egyptian Blue o Sprints, riescono magari a sorprendermi con un rasoiata tra cuore e stomaco tanto veloce quanto chirurgicamente eseguita. E tante altre te ne potrei citare, sulle quali ancora non ho idee chiarissime, Talk Show, NewDad, Folly Group, e che pure settimanalmente si riversano a rigagnoli nella memoria del mio telefono, salvate per un “dopo” dai contorni vaghi. Questo strano mondo continua a pullulare di band di ogni tipo, ci sono più band in cielo e in terra, amico mio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia, soprattutto più di quante ne riuscirai mai ad ascoltare davvero con le tue logorate orecchie.

Continua a leggere

Grandaddy – Blu Wav

Quando oramai avevamo perso ogni speranza di riascoltarli, un brano pazzesco dal titolo Watercooler è apparso in rete lo scorso 25 Ottobre, illuminando una stanza (o una notte?) buia in cui Jason Lytle probabilmente ancora piangeva la morte per cancro di Kevin Garcia, bassista dei suoi Grandaddy dal 1992. Nei commenti sotto al video trovo frasi inequivocabili: No one gets the heartbreak of modern life like Jason, Grandaddy is not a band but a feeling. E lancio migliore non poteva esserci per il sesto album dei californiani, a quasi sette anni da Last Place e dopo quella tragedia che aveva di nuovo fermato tutto.

Continua a leggere

Mol Sullivan – Goose

Non esiste alcuna regola che possa definire quale sia il tempo di lavorazione adeguato per scrivere e registrare un album e la storia della musica è piena zeppa di dischi creati nel volgere di un nulla e di altri frutto di elaborazioni ben più lunghe.
Per Mol Sullivan ci sono voluti ben quindici anni per chiudere e dare alle stampe il suo lavoro d’esordio, un arco temporale decisamente molto esteso scandito in modo profondo da un problema di alcolismo fortunatamente superato.

Continua a leggere

Packs – Melt The Honey

La canadese Madeline Link torna a stretto giro da Crispy Crunchy Nothing (2023) con una nuova raccolta di undici brani, dove ancor più dei suoni – il gruppo vede sempre Dexter Nash alla chitarra, Noah O’Neil al basso e Shane Hooper alla batteria – amplia la tavolozza compositiva, offrendo un lato più immediato del progetto Packs nella scia dei grandi nomi dell’indie-rock al femminile, da Courtney Barnett agli Speedy Ortiz senza dimenticare la Colleen Green degli esordi.

Continua a leggere

The Umbrellas – Fairweather Friend

Da quando qualcuno se n’è appropriato ingiustamente (indegnamente, oserei dire), faccio sempre più fatica a spiegare, a chi non è esperto in materia, in cosa consista l’indiepop (che mi piace scrivere così, tutto attaccato, perché il termine non nasce solo dalla giustapposizione delle due parole, “indie” e “pop”, ma proprio dalla loro unione).
Potrei usare semplicemente l’asciutta e un po’ asettica definizione che si trova su wikipedia, che sostiene che l’indiepop sia “…a music genre and subculture that combines guitar pop with DIY ethic in opposition to the style and tone of mainstream pop music“, e, tutto sommato, mi avvicinerei abbastanza alla verità. Oppure, da qualche giorno, potrei avere un’alternativa più valida.
A chi volesse capire che cos’è l’indiepop potrei semplicemente suggerire di ascoltare Fairweather Friend, il secondo album di The Umbrellas.

Continua a leggere