
Francesco Amoroso per TRISTE©
“The fire is out, and spent the warmth thereof,
(This is the end of every song man sings!)
The golden wine is drunk, the dregs remain,
Bitter as wormwood and as salt as pain;
And health and hope have gone the way of love
Into the drear oblivion of lost things.
Ghosts go along with us until the end;
This was a mistress, this, perhaps, a friend.
With pale, indifferent eyes, we sit and wait
For the dropped curtain and the closing gate:
This is the end of all the songs man sings.“
(Ernest Christopher Dowson – Dregs)
Chi li ha sempre seguiti lo sapeva già da qualche giorno, ma adesso è ufficiale: dopo sedici anni (forse potremmo dire “dopo ventiquattro anni”, a essere buoni, visto che i due lavori della band usciti negli anni 2000, dopo che Bloodflower aveva inaugurato il nuovo millennio, sarebbe meglio dimenticarli) The Cure -o i Cure, come abbiamo sempre detto in questa periferia dell’impero- tornano con un nuovo album: Songs Of A Lost World uscirà in tutto il mondo il prossimo 1° novembre (il giorno dei morti… sarà un caso?). Ora sappiamo che l’album conterrà otto lunghi brani (e già ci chiediamo se ci sarà spazio anche per la solita canzoncina che, negli anni ottanta, al primo ascolto ci faceva gridare allo scandalo per la sua banalità e per il suo essere “troppo commerciale” e che poi abbiamo finito per cantare -magari con le lacrime agli occhi- per qualche decennio) e che ne esiste una versione doppia con gli stessi brani (?) strumentali e una versione BLU RAY (una versione Blu Ray? Siamo ancora negli anni dieci?). Alcuni dei brani sono già stati eseguiti dal vivo durante il tour Shows of a Lost World, che lo scorso anno ha girato il mondo e coinvolto più di un milione di persone. Possiamo anche, finalmente, ascoltare (nella sua versione definitiva in studio) il primo brano dell’album (la cui playlist definitiva è, al momento, ancora segreta): si tratta di Alone, già suonato per aprire ogni concerto di quel tour.
Tutte queste notizie, probabilmente, le avrete già lette altrove, magari con maggior dovizia di particolari. E, quindi, perché riproporle qui?



