Emily Fairlight / The Shifting Sands – Sun Casts A Shadow

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mi rendo conto solo adesso di aver forse sprecato un’invettiva nel contesto sbagliato. Ho introdotto il lavoro d’esordio di una band molto promettente e che potrebbe ben presto diventare piuttosto chiacchierata, prendendomela con quel modo di divulgare la musica che si basa sul compilare classifiche di tutti i generi e tirare fuori continuamente i dischi da isola deserta, i dischi della vita, gli album che hanno fatto la storia, i lavori più importanti del secolo e chi più ne ha più ne metta. Tuttavia è possibile che il disco i questione, o quanto meno la band che l’ha inciso, possano prima o poi finire in una di quelle classifiche, magari non subito, magari con il tempo o con un album un po’ più ammiccante.
Esistono invece album sui quali sarei pronto a scommettere che rimarranno -ingiustamente- privilegio per pochi, che verranno ascoltati da uno sparuto gruppo di appassionati e il cui ascolto rimarrà un dolce ricordo privato, un’emozione da non condividere, anzi da conservare gelosamente. Album che non hanno alcuna intenzione di strabiliare o di sconvolgere, ma sono scritti con immenso amore per la musica e grande onestà, solo per il gusto di concedersi con generosità a chi è pronto ad accogliere note e melodie.

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Opus Kink – ‘Till the Stream Runs Dry

Francesco Amoroso per TRISTE©

Sono convinto che ci siano molti modi per scrivere di musica e non credo che un approccio sia migliore di un altro. Però devo ammettere che ci sono due modalità che mi irritano piuttosto profondamente: la prima, diffusissima e di grande successo, è quella delle classifiche. Vada anche per quelle di fine anno (che, del resto, in una forma o nell’altra, presentiamo anche qui, pur senza prenderci troppo sul serio), che servono per fare un po’ di ordine negli ascolti e per segnalare qualcosa che, magari, è sfuggito, ma quelle per decennio, per secolo, per genere (vade retro Satana!) proprio non le riesco a sopportare. Mi danno l’orticaria. Servono solo a scatenare discussioni infinite e a far apparire la musica (una forma d’Arte!) come una sorta di competizione sportiva -e di quelle peggiori, i cui risultati sono demandati a dei giudici con la paletta pronta a premiare o affossare una performance- nella quale devono esistere dei vincitori e dei vinti. A questo punto (se fossero anche solo minimamente attendibili) sarebbe meglio mettersi l’anima in pace e affidarsi alle classifiche di vendita…

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Jessie Buckley & Bernard Butler – For All Our Days That Tear The Heart

Francesco Amoroso per TRISTE©

A ciascuno il suo mestiere. Ognuno di noi dovrebbe avere l’intelligenza di dedicarsi soltanto a ciò che è in grado di fare bene, che sia per predisposizione o per studio. L’improvvisare un mestiere non porta a nulla se non a invadere campi che non sono di propria competenza, con risultati spesso disastrosi.
E’ un concetto che attraversa secoli e paesi: “Ama il modesto mestiere che hai imparato e accontentati di esso” diceva Marco Aurelio, mentre il filosofo scozzese Thomas Carlyle sosteneva che “Blessed is he who has found his work; let him ask no other blessedness.“.
Nel mio piccolo ho sempre sostenuto che un commercialista non dovrebbe mai mettersi a scrivere un contratto, così come per un ingegnere sarebbe opportuno evitare di occuparsi di architettura (dimenticando, in questo caso, che gli ingegneri, di solito, sanno tutto!).

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 77: Tan Cologne

Tan Cologne

Tan Cologne is the duo of Lauren Green and Marissa Macias based in Northern New Mexico. The two artists work in sonic and tactile modalities inspired by both Earthly and otherworldly landscapes. Tan Cologne released their debut album entitled Cave Vaults on the Moon in New Mexico on Labrador Records in 2020. Green and Macias write, perform, and record everything as the entity Tan Cologne. The duo cites an appreciation for Jessica Pratt, Amen Dunes, Bitchin’ Bajas and Sade, and are as likely to engage in conversation about UFOs as about recipes, plants, textiles, and wood sculpting.
Green and Macias began recording their second album in the summer of 2021 at their home, a relatively remote location. Swimming became an important daily ritual, as did gardening and visiting a nearby dry river bed. The rest of each day was spent writing and recording. Tan Cologne are an entirely self-contained unit, responsible for every sound on the record, sharing vocal, guitar, lap steel, synths and percussion duties, with Green adding drums, bass, autoharp, and melodica and Macias keyboards as well as bouzouki, not to mention the artwork’s photography. At all times, however, their proximity to nature and the ferocity of its elements made its own crucial contribution to the record’s development. With the likes of Mazzy Star and Grouper echoing across the plains, the ghosts of Cocteau Twins tracing patterns amid night-time stars and Verve’s oft-overlooked A Storm In Heaven drifting down dried riverbeds in the surrounding barren landscape, Earth Visions of Water Spaces is the perfect vessel for such lofty considerations.

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Esmerine – Everything Was Forever Until It Was No More

Peppe Trotta per TRISTE©

Alla costante ricerca di nuove soluzioni eppure sempre pienamente riconoscibile.
È questa la caratteristica predominante del marchio Esmerine, compagine afferente a quella scena dirompente di collettivi orchestrali di Montreal della quale rappresenta l’anima al tempo stesso più ibrida ed emozionale.
L’intersezione di chamber-music e post-rock degli esordi si è infatti gradualmente ampliata accogliendo influenze etno-folk, partiture neoclassiche e sentori jazz, commistioni favorite dai preziosi contributi di diversi musicisti sommatisi al nucleo fondante costituito dal percussionista Bruce Cawdon (Godspeed You! Black Emperor) e della violoncellista Rebecca Foon (Silver Mt. Zion).

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