Jarv Is… – Beyond The Pale

jarv is

Francesco Amoroso per TRISTE©

Uno dei più vividi ricordi della mia lunga militanza come spettatore di concerti risale, oramai, a quasi venti anni fa esatti.
Era la prima estate del nuovo millennio e mi ero recato in Inghilterra per assistere al festiva di Reading, che, quell’anno annoverava tra gli headliners gli Oasis, gli Sterophonics e i Pulp.

La band di Jarvis Cocker era già nella fase calante della sua fama, raggiunta nel 1994 (a livello più locale) con “His’n’Hers” e, a livello globale, inaspettato e impressionante, nel 1995 con “Different Class”.
Dopo una performance di Beck, notevole ma non troppo coinvolgente (e dopo che, la sera precedente, avevo assistito, da distanza siderale, a un concerto degli Oasis che si era rivelato un vero e proprio anticlimax e molto vicino a una delusione), nell’oscurità e circondato da anglosassoni che sembravano non particolarmente eccitati all’idea di seguire il concerto di una band che era stata rilevante oramai troppo tempo prima, rimasi abbagliato da un faro viola e da Jarvis Cocker, alto, dinoccolato, carismatico, vagamente nerdy che, con una camicia altrettanto viola, si muoveva sul palco con misurata eleganza e monopolizzava la mia attenzione (e quella degli altri spettatori) con gesti ipnotici e studiati.
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DG Solaris – Spirit Glow

spirit glow

Francesco Amoroso per TRISTE©

Prima dell’avvento della rete e dei social network (lo so, sto parlando di preistoria) i contatti tra gli artisti e i loro fan (o anche i semplici ascoltatori) erano piuttosto sporadici.
Si poteva seguire un artista per anni, apprezzarne le varie uscite, adorarne l’evoluzione e la poetica eppure non conoscere nulla della sua vita privata.
Era possibile ignorare il nome che si nascondeva dietro un alias conosciutissimo o capitava che intorno a una band si costruissero leggende e narrazioni epiche, solo grazie all’aiuto di un buon PR.

Da qualche tempo a questa parte la situazione è cambiata: gli artisti sono spesso nostri “amici” sui social network, attraverso i quali condividono non solo le proprie creazioni artistiche, ma anche opinioni, idee, riflessioni intime e momenti di vita familiare e quotidiana. Continua a leggere

Sports Team – Deep Down Happy

deep down happy

Francesco Giordani per TRISTE©

Guardo distrattamente su YouTube una scialba ma volenterosa Lazio battere il Torino in rimonta e mi ritrovo a pensare per l’ennesima volta che il calcio “non è più quello di una volta”.
Ma attenzione: già da prima del Covid.
Molto prima in realtà.

Mi vergogno di formulare un pensiero così scopertamente reazionario eppure il vuoto che oggi appare di colpo così eclatante sugli spalti degli stadi di mezza Europa in qualche modo “c’era già” da anni, solo che non si vedeva, per quanto mi riguarda.

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Alabaster DePlume – To Cy & Lee: Instrumentals Vol. 1

cover Alabaster DePlume - To Cy Lee Instrumentals Vol. 1

Alberta Aureli per TRISTE©

Bisogna dirlo, sono interessanti i discorsi che hanno a che fare con dare e avere.
Ancora di più per chi è alla ricerca della sintesi giusta o dell’illuminazione (folgorazione) definitiva.
L’equilibrio tra queste due azioni (concrete o astratte) è il centro di molto, o per azzardare, è addirittura il centro di tutto.
Possiamo pensare che sia il centro delle nostre relazioni, dalle più intime alle più formali, il centro del rapporto con lo spazio, dalla casa alla città che abitiamo, il centro del rapporto meno definibile con l’arte e l’ispirazione, con la parte più creativa di noi. Dare e avere, e mantenere un equilibrio. Continua a leggere

Owen – The Avalanche

Owen - The Avalanche

Peppe Trotta per TRISTE©

Più passano gli anni e sempre meno soffro chi sistematicamente sente la necessità di scaricarti addosso le difficoltà della propria vita eccedendo in lamenti e pianti, maledicendo la cattiva sorte che lo renderebbe eternamente vittima.
Nessuno di noi è immune alla sofferenza e credo siano davvero pochissimi (forse inesistenti) coloro che possono dire di aver vissuto solo frangenti positivi, ma apprezzo sempre chi sa raccontarsi con misura, con la capacità di rendere agrodolce ciò che sarebbe più semplice dipingere crudelmente amaro.

Una predisposizione non comune e forse per questo ancor più preziosa, un’attitudine feconda che ho sempre riscontrato nella scrittura musicale di Mike Kinsella.

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