Lou Richards – Good Woman

Lou Richards

Francesco Amoroso per TRISTE©

Da un po’ di tempo a questa parte gli autunni romani sono piuttosto secchi, ma quest’anno sembra che le cose stiano andando diversamente. Adesso, infatti, come è già accaduto spesso in questi giorni, piove.
Quando ho la fortuna di non avere impegni che mi impongano di uscire, riesco ancora ad amare la pioggia, come facevo da bambino: la tranquillità, il tepore e la sicurezza che mi infonde starmene chiuso tra quattro mura, mentre fuori infuria il temporale, mi riportano ai pomeriggi fatti di plaid sulle gambe, latte e Oro Saiwa e tv dei ragazzi.
Adesso, magari, preferisco un tè e un po’ di musica (ma gli Oro Saiwa vanno ancora bene), ma la sensazione rimane in qualche modo la stessa.

È in momenti come questo che sarebbe bello mi venisse a fare visita qualche amico, con il quale condividere un tè caldo, il tepore della mia casa e qualche melodia senza tempo.

Proprio per questo vorrei invitarvi ad ascoltare con me le bellissime canzoni folk della mia cara amica Lou Richards (un’amicizia moderna, di quelle impalpabili, a distanza, fatte per lo più di condivisione di interessi e passioni comuni, ma pur sempre un’amicizia).
Ho atteso il suo esordio solista, un mini album dall’adattissimo titolo “Good Woman”, per molto tempo e con impazienza, ma è arrivato al momento giusto. Ne è valsa la pena.
L’incantevole voce di Lou mi è familiare ormai da anni, avendola amata prima nel duo Red Trees con il compagno Chris Beckett (quattro splendidi Ep e un album, “Give Love”, nel 2015), e poi adorata nell’interpretazione straziante e sublime di “Jenny” il brano d’apertura dell’album d’esordio di From A Distance (lavoro a cui sono profondamente legato per tanti motivi).
Sentire la stanza che si riempie nuovamente di questa voce carezzevole e gentile, che ti entra in profondità con estrema delicatezza è un po’ come essere avvolto dal calore dell’abbraccio di una persona amata.

E’ spesso la sola chitarra acustica, suonata con un fingerpicking limpidissimo e quasi impalpabile, ad accompagnare le parole di Lou in sei brani che, scritti e registrati durante un periodo tribolato e di profondo cambiamento nella vita personale dell’artista inglese, offrono una scrittura raffinatissima, armonie straordinarie e un’immersione totale in un altrove senza tempo.
Pur con intime sonorità folk che risalgono cristalline alle divinità Joni Mitchell e Vashti Bunyan, anche grazie a un sottile e discreto accompagnamento elettronico in alcuni riuscitissimi passaggi, Lou Richards riesce a far emergere il proprio carattere estremamente emotivo ed empatico e la propria assoluta sensibilità sciorinando melodie che, nella loro schiva bellezza, infondono nell’ascoltatore una pace interiore che perdura anche se fuori è buio e infuria la tempesta.

Vi prego, quindi, siate miei ospiti, accomodatevi tra le mie quattro mura, mettetevi comodi sul divano e scaldatevi le mani con una tazza di tè fumante e il cuore con Lou Richards e il suo “Good Woman”.

Gli Oro Saiwa non ve li offro, che poi finiscono subito e tanto magari non vi piacciono neanche.

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