Chilly Willies – Spoil the Party with the Chilly Willies

spoil the partyFrancesco Giordani per TRISTE©

Scrivere dei Chilly Willies è per me come tentare di descrivere una passeggiata al mare, appena uscito dall’ufficio, in quell’ora indefinita, così piacevolmente sfumata – diciamo grossomodo fra le 19 e le 21-  in cui tutte le cose, come arrendendosi, cedono il passo alle loro ombre pigramente allungate sulla sabbia. Nella testa si affastellano ancora confusi progetti e talvolta rimpianti legati al magro bilancio di giornata ma a prevalere è soprattutto, in quell’ora, la calma del ricordo, la certezza tranquilla di essere ancora vivi o, perlomeno, sopravvissuti.

Per questo motivo, e per agevolarmi il compito di scrivere le parole che state leggendo, ho deciso di andarmene in spiaggia. So per certo che la band apprezzerà. I quattro Chilly Willies approdano del resto al loro terzo mini-album al culmine di un’avventura che va avanti ormai dal 2015. E in questo (splendido, diciamolo subito) Spoil the Party si respira in effetti, più che negli altri capitoli della saga, un’aria di ricordo.

A scorrere le sei nuove tracce, con un occhio sempre ben aperto sui testi (un plauso anche al bell’artwork del disco), si viene quasi subito catturati dal lavorìo implacabile di una memoria vivissima, che ama specchiarsi in piccoli guizzanti ritratti, in bilico fra la miniatura e la vignetta di fumetto (magari di Daniel Clowes).

Dal Bud Spencer invocato nella struggente cavalcata indie-pop di Buddy Come Back, al giovane punk inconsapevole di Prince of Waste (puro Sarah sound, con insolita tastiera cureana), passando per le vicende di micro-criminalità provinciale in salsa weezeriana di Estevez, fino ai Modern Lovers della felicissima All Because of You e ai quasi Parquet Courts di Carnivorous Vulgaris (che immortala la dignità tragica di Willy il Coyote), i Chilly Willies affidano alle pieghe di questo felicissimo canzoniere il testamento minimo, la “leggenda privata”, di un’epoca che pare prossima al suo tramonto.

Potremmo chiamarla, tale epoca (già sempre in fuga da noi), Giovinezza, e forse non sbaglieremmo.

Rispetto ai lavori procedenti, la band apriliana predilige stavolta una scrittura più strutturata, ricca di evoluzioni ed intrecci strumentali ben torniti, spesso come lanciati all’inseguimento di una canzone infinita e che non vuole finire.

Il (Sussi)Diario di Fine Epoca dei Chilly Willies si rivela così al contempo una festa d’addio e l’album fotografico di quella festa. A sfogliarlo qui, seduti sulla spiaggia, alla fine della nostra passeggiata giornaliera, un po’ commuove un po’ fa sentire ancora vivi.
O, perlomeno, sopravvissuti.

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