Squirrel Flower – I Was Born Swimming

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Mia madre non ha fatto un parto in acqua. Ai tempi non era molto di moda. Sicuramente non da dove vengo io. Ma il mare era a pochi minuti da dove sono nato, e a 500 metri da dove sono cresciuto.

Molte delle foto di me da piccolo sono sulla spiaggia, e tra i miei ricordi più “lontani” ci sono la sabbia, gli scogli, l’iniziale paura del non saper nuotare trasformatasi da subito nell’amore per il mare e per quella sensazione di pace e di “casa” che tutt’oggi continua a trasmettermi.

Insomma, non sono nato nuotando. Ma poco ci manca.

I Was Born Swimming è il titolo dell’album di debutto (su Full Time Hobby e Polyvinyl) di Ella O’Connor Williams, la cantatutrice americana dietro il moniker Squirrel Flower.

Anticipato dai singoli Red Shoulder, Headlights e Street Light Blues, il disco più che uno scenario “marino” sembra svilupparsi per accompagnare un viaggio sulle lunghe strade statunitensi: la I-80 della canzone che apre il disco, non a caso, è una delle strade che connette direttamente le due coste degli States, da New York a San Francisco.

“Il viaggio”, come spesso accade, è anche un tuffo nei propri ricordi: introspettivo e vagamente malinconico. Ma se tra le 12 tracce ci sono molti momenti “rarefatti” ed intimi (Eight Hours, Headlight, Rush, Belly of the City), Ella mostra di saper costruire delle ottime ballad indie-rock come le già citate I-80, Red Shoulder e Street Light Blues, così come Honey Oh Honey!: tutti pezzi che avvicinano il suono della Williams ad artiste da noi amate come Cat Power e Mitzki.

In generale le chitarre sono, insieme alla bella voce di Ella, il fulcro centrale dei pezzi. Ma senza essere mai percepite come troppo “invadenti”, anche per me che non amo quando riff e virtuosismi prendono troppo la scena. L’ottima fattura delle canzoni, la loro armonia e il loro bilanciamento, conferma quanto già appare dal primo ascolto: I Was Born Swimming non sembra un debutto, ma il prodotto di una artista già matura.

Questo è sicuramente dovuto agli anni di “gavetta” (o, per meglio dire, di crescita) nella scena indipendente di Boston ma anche, sicuramente, a delle grandissime potenzialità che speriamo possano raggiungere la massima espressione nei futuri lavori.

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