Talitha Ferri – Get Well Soon

Get Well Soon

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mi capita, a volte, di scoprire un nuovo album, o un(‘)artista all’esordio e di innamorarmi perdutamente, al primo ascolto. Ogni tanto arriva una voce che sembra mettere in pausa il mondo, forzandomi al silenzio.
In questi casi il mio primo impulso è sempre lo stesso: “Devo” mi dico “devo scriverne subito. Devo condividere con il maggior numero di persone possibile le mie sensazioni, la mia scoperta. Voglio che diventi un patrimonio condiviso, che le emozioni che ho provato diventino emozioni di tanti“.

A mente più fredda, tuttavia, mi rendo conto che per presentare un album, non basterà il mio entusiasmo, che è necessaria un’analisi più approfondita, che “condividere un’emozione” non è cosa semplice a parole, che non basterà gridare ai quattro venti: “Ascoltate quest’album perché è bellissimo“.
Così, sempre più spesso, mi tengo i miei piccoli tesori, come un Gollum meno spaventevole ma altrettanto geloso, e mi rassegno a questa sorta di afasia, senza più neanche tentare di combattere.
Per l’album di debutto della danese Talitha Ferri, “Get Well Soon”, però, ho deciso di fare un’eccezione.
Senza tanti giri di parole, senza tentare di trovare formule accattivanti o interpretazioni più o meno profonde, dirò solamente che si tratta di un album bellissimo.

Bellissimo e semplicissimo: meno di quaranta minuti, solo otto canzoni, nelle quali la carezzevole voce di Talitha si fonde con chitarra acustica, basso e delicate note di violino (Joseph Ricci è alla chitarra solista, Janus Jakobsen al basso e Jamie Metcalfe al violino), oscillando tra il folk più essenziale e il country più delicato e malinconico.
Tutto è palese ed esplicito: la cantautrice danese si mette a nudo e, regalando melodie avvolgenti, limpide e confortanti, racconta delle esperienze che migliorano e cambiano la vita.

La bellezza sta tutta nel modo di cantare della Ferri ma è difficile, a parole, descriverne le caratteristiche peculiari: se di primo acchito può sembrare solo l’ennesima vocalità malinconica e cedevole, essa possiede una vulnerabilità, una qualche qualità nascosta e inafferrabile che avvince e incatena. Ed è bellissimo perdersi in questo incantesimo.
Le canzoni di “Get Well Soon” devono solo decantare, essere assorbite e consumate lentamente e si impadroniranno di voi, senza lasciarvi più andare.

Esplicito sin dal titolo (che si spera sia di buon auspicio), l’album è un percorso sincero e sereno verso la guarigione e i sentimenti che Talitha esprime sono così vividi e universali che da ogni canzone, più che un monologo, scaturisce uno scambio di idee e di esperienze.

Non è, tuttavia, un lavoro banalmente malinconico e scioccamente ottimista. “Get Well Soon” non vuole dire a chi ascolta “Andrà tutto bene” (come pare sia molto di moda ultimamente): vuole rasserenare e concedere consolazione prendendo atto che c’è sempre qualcosa di sbagliato e c’è sempre qualcuno che fa male, che la speranza non è nello sfuggire alla tristezza, ma solo nell’accettarla, nel consentire a se stessi di sentire il peso di tutto, eppure andare avanti.
Non arrivi a un certo punto della tua vita in cui puoi vivere senza la tristezza. Ma se sei fortunato puoi imparare a capirla, a vivere al suo fianco. Se riesci a guardare la sofferenza negli occhi e trarre da essa una ragione per crescere, allora non ci sarà nulla che non potrai superare” sostiene Talitha presentando il brano che apre l’album, “The Sadness Lasts Forever”.
E non si può che darle ragione: la tristezza dura per sempre, e, insieme alla gioia, all’amore e al dolore è uno degli elementi che ci permette di progredire e di andare avanti.

If The World’s Getting Heavy/The Weight Is All Mine” sussurra la Ferri in “Talk” e, almeno per la durata dell’album, mantiene in pieno promessa, rimuovendo il fardello (o almeno condividendone con noi il peso) che grava sulle nostre spalle.
E, se ancora non fosse chiaro, con un adorabile candore, che rasenta l’ingenuità, con una voce che fornisce l’unica fonte di luce nell’oscurità, ribadisce “‘I know that I’m small, but I could carry you for miles”. Quanta forza traspare da una voce così soave e armoniosa.

“Get Well Soon” è un album bellissimo.

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