bdrmm – Bedroom

cover

Francesco Amoroso per TRISTE©

Quando, qualche tempo fa, conducevo una trasmissione radiofonica su una storica radio privata romana, con il caro amico e co-conduttore Raffaello ci eravamo ripromessi di non mandare in onda quelle band che avevano per nome una sequenza di consonanti maiuscole.
Era una scelta un po’ snobistica, lo ammetto, ma era anche dettata dal fatto che fosse per noi quasi impossibile pronunciare correttamente quei nomi che, a partire da MGMT e  STRFKR, per un breve periodo, a cavallo tra il primo e il secondo decennio del nuovo millennio, andavano così di moda da risultare terribilmente irritanti.

Probabilmente avremo contravvenuto alla nostra regola in qualche rara occasione, ma, per fortuna, così come era arrivata, la moda è stata presto abbandonata, con nostro grande sollievo.

E’ stato, così, con non poco scetticismo che, l’anno scorso, mi sono avvicinato ai bdrmm, giovane band inglese che aveva inciso un paio di singoli per la magnifica etichetta Sonic Cathedral.
Ad aiutarmi a superare le mie ataviche idiosincrasie è stato il fatto che, una volta tanto, quasi a mostrare la loro mancanza di spocchia, i giovani inglesi (provenienti da Hull) avessero optato per una sequenza di lettere minuscole e non maiuscole.
E che le loro canzoni suonassero fantastiche.

Da pochissimo, a corroborare tutte le sensazioni positive che avevo ricevuto dall’ascolto dei primi singoli, è arrivato l’album d’esordio, il cui titolo, “Bedroom” chiarisce anche il significato della criptica sigla.
Sin dalle prime note il lavoro di debutto dei giovani inglesi suona emotivo e coinvolgente, immerso in sonorità note e già profondamente amate, ma caratterizzato da una straordinaria freschezza di scrittura e una chiarezza di intenti inusuale per una band esordiente.

E’ un album che nasce, in maniera evidente, non solo dalla volontà della band di dare un più ampio respiro e maggior prospettiva alle proprie coordinate musicali, ma dalla necessità di esprimersi e comunicare.
Alternando brani trascinati e passaggi più atmosferici, “Bedroom” potrebbe essere ascoltato in macchina durante un lungo viaggio oppure sulla spiaggia guardando il sole che lentamente illumina l’alba.
A tratti sembra di sentire una band puramente shoegaze all’opera e si è pervasi da una sensazione di evasione di allontanamento dalla realtà, in altri momenti a scuoterci è puro post-punk: un rabbioso, quasi feroce richiamo alla realtà.

Il suono arriva a ondate, travolgendo tutto, per poi ritirarsi e risucchiare i nostri sensi, e i testi, pesanti e pieni di sfacciata (e quasi ingenua) onestà,  elaborati come una forma di terapia, hanno le stesse caratteristiche.
Del resto i bdrmm sono un gruppo formato da musicisti poco più che ventenni ed è inevitabile che riversino nelle loro canzoni tutta l’incertezza che l’affacciarsi all’età adulta porta con sé, soprattutto in un mondo caotico e privo di riferimenti come quello attuale: “Bedroom” affronta, così, temi scottanti e disturbanti, dalle gravidanze non pianificate fino all’abuso di alcol e sostanze, così come le conseguenze mentali che ne derivano.

Dalle prime note di chitarra  dell’apertura strumentale “Momo”, che suona già vagamente ansiogena, ma ancora distesa, si passa alle percussioni selvagge e alle chitarre avvolgenti di “Push / Pull”, un brano impetuoso e meraviglioso, doppiato dalla magnifica “A Reason To Celebrate”, quasi un’inno, nella quale la voce di Ryan Smith si prende la scena, sognante e acerba, sincera, struggente.

Le chitarre di “Gush” sono state paragonate al lavoro di Johnny Marr nelle prime uscite degli Smiths e, seppure si possa non essere del tutto d’accordo, non è possibile contestare che la freschezza e l’attitudine di quella esperienza ci siano tutte.
La canzone, che descrive in dettaglio e senza fronzoli  i sentimenti provati durante una lunga relazione, naviga in quel tratto di mare, stretto e tumultuoso che divide lo shoegaze dal post-punk, così come fa il trascinante singolo “Happy”, nel quale il suono si fa più spigoloso e scintillante.

E’ proprio al culmine della sua impetuosa cavalcata che “Bedroom” si quieta, come ci si trovasse nell’occhio del ciclone, consci che la tempesta stia concedendo solo un momento di tregua. E, infatti, dopo un paio di passaggi atmosferici decisamente suggestivi i bdrmm ritornano con “If…” e  “Is That What You Wanted To Hear?”, brani nei quali la band di Hull mostra, insieme a tutti i propri riferimenti musicali, una vulnerabilità e una purezza che hanno pochi pari nell’attuale panorama musicale.

I bdrmm sanno come trasmettere emozioni attraverso la loro musica e hanno sfornato un  piccolo capolavoro di shoegaze, moderno e mai nostalgico.

Così imparo, la prossima volta, a farmi fuorviare dal nome di una band…

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