James Blake – Before

Carlotta Corsi per TRISTE©

Per me scrivere è diventata una cosa non sono naturale, ma anche fondamentale.
Da tempo ho notato che per nutrire bene le mie parole e le mie strofe, spesso, ho bisogno di attraversare un po’ di tristezza, un po’ di blue e, di certo, ne ho sempre avuti a volontà di questi momenti, forse talmente tanti che l’abitudine mi ha portata in qualche occasione a provocarmi un po’ di solitude estate, cosicché da riuscire a fluire nel modo più ricco possibile i miei pensieri in lettere.

Mi ci sono un po’ persa e tante paure, insicurezze, si sono annidate troppo bene e, da quando sono più serena e felice credo di aver perso la Sexton in me.
E sì, sono così spaventata a volte nell’essere tanto felice quanto lo sono ora, che mi sforzo di dire che le cose tutto sommato potrebbero andare meglio. “I’m not the sum of all my worries / And I’m not the sum of yours /I’m not the summer of 2015/ But I can be the summer of now” ed ecco che James Blake non solo mi scioglie quel groviglio di nervi che porto 24/24 ma anche quella piccola nuvola nera sul cuore.

Il 14 Ottobre è uscito Before l’ultimo EP del Signor Blake e francamente sono 16 minuti di sogno.

Prima di aggiungere altro però è giusto menzionare una cosa: sono estremamente convinta che Are you even real? Sia il miglior brano del 2020.
Non mi frega se sono di parte: è cosi e basta.

Viaggiamo su un livello altissimo, ma sempre differente e con questo lavoro James omaggia non solo Londra e il passato che gli ha regalato tra i locali e boiler room, ma è la miglior lettera d’amore mai stata aperta per noi dall’artista.

Il sentimento che sprigiona da “Assume Form” è ancora in evoluzione e io mi riempio di gioia nel riconoscere nei sample e nei synth una nuova morbidezza, perpetuarsi mano a mano che Blake riscopre se stesso attraverso se stesso.
Qualcuno una volta ha definito la sua voce “spettrale” e credo non ci sia nulla di più vero, é camaleontico e riesce a trasportare se stesso da un luogo all’altro con un’eleganza trasparente, come se non ci fosse ma ne sentissi continuamente il brivido.

James Blake è il freddo ma è anche il caldo, è il vento ed è il dolore che ti prende alle gote quando sorridi troppo.
I keep Calling apre perfettamente questo quarto d’ora di ritorno ai club, ai suoni più decisi e ballerini ma con una prospettiva meno cupa rispetto ai tempi dell’omonimo album uscito nel 2011, che si conclude con Summer of Now dalla quale ho preso la citazione.

In un momento in cui tutti i nostri club sono ancora chiusi e la vita notturna è limitata, così come i nostri contatti, Blake ci porta indietro nel tempo a quando dentro un piccolo locale londinese si divertiva a far ballare le persone con il drink in mano, con ritrovata morbidezza.

E ancora una volta Sir James mi sta insegnando qualcosa e di certo questa occasione non verrà sprecata. A prescindere da quanto durerà, sarò felice per la mia felicità.

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