Open To The Sea – Tales From An Underground River

Peppe Trotta per TRISTE©

Catania è la città della lava, del barocco, del “liotru”, area che connette le pendici dell’Etna al mare offrendo paesaggi cangianti profondamente suggestivi. Tutto ciò è noto e visibile, percepibile con immediatezza a chi si ritrova ad attraversarla. Meno risaputo è che tra le sue viscere scorre un fantasma silenzioso e sotterraneo che appare solo in alcuni scorci a testimonianza di un passato ormai lontano. È il fiume Amenano che prima di essere seppellito dall’eruzione del 1669 riforniva di acqua – connettendola –   l’intera città di Catania, protagonista di una storia ricca di mistero.

Identico fascino si irradia dall’immaginario corso d’acqua ipogeo che con il suo lento quanto inesorabile fluire guida il terzo itinerario plasmato da Enrico Coniglio e Matteo Uggeri a firma Open To The Sea. Originatosi a partire da due lunghe sessioni di improvvisazione, questo nuovo viaggio è frutto di un lavoro lento – protrattosi per quasi tre anni a partire dall’inverno 2019 – di stratificazione, sottrazione e manipolazione della materia sonora. Il risultato è ancora una volta un ambiente d’ascolto confortevole, indissolubilmente ipnagogico, in cui astrazione e dato materico si fondono e confondono accogliendo le istanze più disparate che vanno dall’ambient al post-rock più rarefatto, da un’elettroacustica da camera a suggestioni  new wave– involontarie a detta degli autori – di matrice 4AD.

Le compassate stille pianistiche e i fraseggi diluiti di chitarra disegnati da Coniglio dialogano con la tromba sognante di  Alessandro Sesana e le movenze elegiache degli archi di Andrea Serrapiglio (violoncello) e Franz Krostopovic (viola) sotto la regia attenta di Uggeri che sapientemente utilizza le modulazioni sintetiche come misurato collante tra le parti. La trama melodica che ne deriva si riversa senza cesure da una traccia all’altra trovando nello sciabordio ricorrente dell’acqua un’ulteriore fil rouge capace di tenere insieme gli scenari anche quando diventano ancor più stranianti attraverso l’apporto delle irregolari linee ritmiche della batteria jazzy di Mattia Costa.

Il paesaggio aurale magico, privo di soluzione di continuità, trova espansione nella scelta dei titoli creati dalle figlie di Uggeri con l’aiuto della madre Gaia, denominazioni pensate per formare un poema unico di accompagnamento ai suoni. A mancare– soprattutto rispetto al precedente  Another Year Is Over, Let’s Wait For Springtime – è la forma canzone e i contributi vocali, qui presenti soltanto come eco ambientale di voci di bambini e, nella conclusiva And Here Lies the Source Of It All che registra l’ingresso in organico di Saverio Rosi, il canto di Roberta Casini, madre del musicista milanese e autrice anche del bellissimo disegno che campeggia in copertina.
All’interno di un tracciato malinconico fatto di luci brillanti e ombre profonde tale presenza diventa un delicato omaggio vista l’improvvisa scomparsa risalente a pochi giorni prima della pubblicazione. Mi rendo conto che le tante parole fin qui spese sono state incentrate in modo esclusivo sulla specificità musicale solo in parte, ma credo si tratti di una scelta inevitabile alla luce di una narrazione ipertestuale ideata come ammaliante percorso sensoriale in cui cadere e rimanere impigliati come tante Alice nel paese delle meraviglie. Per chi ama sognare ad occhi aperti.

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