Kings Of Convenience – Peace Or Love

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Con estrema cautela – e nel pieno rispetto delle normative vigenti – da qualche giorno sto provando a riprendere una vita sociale che abbia una parvenza di normalità.
Ieri ho incontrato dal vivo alcune delle persone che hanno condiviso con me le lunghe serate del lockdown, aggrappate allo schermo di un pc, con la voglia di non perdersi di vista, con la necessità di aprirsi comunque, anche e soprattutto in momenti così difficili, al mondo e al prossimo.

Quella che in altri momenti sarebbe stata una serata banalmente piacevole, una semplice consuetudine che si rinnova, è stata, invece, un’esperienza emozionante. Il ritrovarsi, il sentirsi a proprio agio (chiaramente dopo qualche necessario momento di assestamento), il condividere cibo e pensieri, sono state situazioni e sensazioni che mi hanno riempito di gratitudine, di calore, di gioia, pacata ma pur sempre gioia, esperienze che, almeno nell’ambito dei rapporti umani, era da un po’ che mancavano.

Se per riprendere, seppur a piccoli passi, la vita sociale di una volta abbiamo più o meno tutti dovuto aspettare ben più di dodici mesi, la premiata ditta Øye&Bøe, in arte i Kings Of Convenience, ha atteso ben dodici anni dal precedente lavoro, Declaration Of Dependence, per tornare sulle scene.
Dodici anni sono tanti e tante cose sono cambiate in ambito musicale e personale, eppure sono bastate poche note dell’iniziale Rumours per farmi subito sentire a casa, tra amici. Un po’ la stessa sensazione di calore che ho provato ieri sera. Un abbraccio (ancora virtuale) che mi ha regalato un istante di felicità.

Peace Or Love arriva a dodici anni dall’ultima uscita, ma, soprattutto a ben ventuno dall’oscuro esordio del duo norvegese su Kindercore Records. I tempi del New Acoustic Movement, che aveva visto i Kings Of Convenence protagonisti indiscussi per qualche momento, sono lontanissimi, i due ragazzini timidi che imbracciavano le chitarre acustiche e accarezzavano amorevolmente le nostre orecchie sono oramai due uomini di quarantasei anni cui la vita ha donato alti e bassi e cui natura ha regalato un aspetto ancora giovanile, solo corredato da qualche ruga gentile e che ne marca in maniera più evidente i tratti.
Tutto il resto, in realtà, sembra rimasto esattamente come era all’inizio: come se questi due decenni non fossero in alcun modo riusciti a scalfire quella corazza fatta di equilibrio e serenità interiore che sembra caratterizzare sin dall’inizio la produzione musicale di Erlend e Eirik.

Sì, perché i due norvegesi continuano, anche in questo nuovo lavoro, per la loro strada, incuranti del calendario, delle mode passeggere e delle diavolerie produttive (anche se, per la prima volta, confessano, hanno usato una batteria elettronica – non senza chiedersi se, per questo “affronto” verranno crocefissi dai loro fan…), per offrirci, come appena sfornati, undici nuovi bozzetti che proseguono idealmente la loro rivolta (musicale) nelle strade vuote all’insegna del quiet is the new loud.
Sembra, ascoltando Peace Or Love, che Erlend ed Eirik abbiano, semplicemente e senza sforzo alcuno, ripreso l’ispirazione dal cassetto nel quale l’avevano riposta e custodita con cura, ancora lieve e incontaminata. Un’ispirazione sincera e genuina che ripropone gli stessi schemi del passato non per volontà di compiacere il pubblico, ma perché, più semplicemente, è ciò che i due sentono di dover fare, ciò che hanno dentro e hanno voglia di condividere con chiunque abbia voglia di starli a sentire.
Del resto loro non strilleranno mai per attirare la vostra attenzione, non alzeranno mai il volume, non ammiccheranno mai e se in passato si sono permessi di farlo – perché Erlend, in fondo, è un simpatico gigione – con brani quali I’d Rather Dance With You, in questo caso se ne guardano bene, visto che le loro melodie sono ancora più austere e introspettive del solito.

Nessuna novità eclatante o decisi cambi di rotta quindi: la genuinità della proposta musicale dei Kings Of Convenience rimane tutta nei moderati sussurri e nelle strutture melodiche scarne ma di impatto immediato, nel loro folk pop languido e confortevole, quasi impalpabile e raffinato.
Suonano riconoscibili, familiari (e, quindi, subito amabili) gli intrecci vocali delicati ed eterei (arricchiti in due brani, nuovamente, dalla presenza della magnifica voce di Feist), così come le compassate note acustiche, rese a tratti più briose dagli archi e da un afflato ritmico in alcuni frangenti più marcato.
Il delicato fingerpicking suonato sulle corde di nylon, le voci suadenti che si intrecciano, un accenno di bossa nova, l’equilibrio perfetto tra pop e folk: sono ancora una volta questi gli elementi che fanno della musica dei Kings Of Convenience il sottofondo perfetto per la poesia delle piccole cose.

Peace or Love è delicato ed evocativo, sembra scritto e suonato senza alcuno sforzo apparente, eppure è chiaro che sia stata prestata attenzione a ogni minimo dettaglio. Del resto pare sia stato registrato almeno cinque volte. “È molto, molto difficile far sembrare semplice qualcosa” dichiara Eirik nel comunicato che ha accompagnato l’uscita del disco.
Un’affermazione chiara eppure vagamente contraddittoria che va ad affiancarsi a quelle di tutti i titoli degli album dei due norvegesi (Quiet is The New Loud, Riot On An Empty Street, Declaration Of Dependence, Peace Or Love).

Erlend ed Eirik, che si confermano due sinceri e appassionati artigiani pop, sono stati volontariamente in lockdown per molto più tempo di noi, eppure incontrarli di nuovo è come non averli mai persi di vista, è emozionante e piacevole come ricevere uno sguardo affettuoso – dal vivo! – da un caro amico perso da tempo e finalmente ritrovato. Ascoltare il loro Peace Or Love è come fare le ore piccole a chiacchierare, con la stessa leggerezza d’animo, di argomenti futili e dei massimi sistemi insieme a coloro che ami, alle persone cui ti senti di appartenere.

E’ vero: fuori il mondo gira, sempre più vorticosamente e verso il baratro, ma qui, nella prima luce della sera, in un patio che potrebbe trovarsi ovunque o in nessun luogo, adagiati sulle poltrone intorno a una scacchiera – quasi a formare un simbolo di Yin e Yang – Erlend e Eirik, a piedi nudi, ti invitano a riprendere fiato, a fermarti per un attimo, a condividere con gli amici le tue piccole gioie e i tuoi patimenti.
E come si fa a rifiutare un invito così garbato e così allettante?

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