White Flowers – Day By Day

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Nelle ultime settimane mi è capitato di intervistare artisti giovanissimi, intorno ai vent’anni.
Ciò che, conversando con loro, mi ha colpito di più è stato che, nonostante ci separino almeno un paio di generazioni (e svariate ere musicali), i nostri riferimenti non erano affatto così distanti.
La musica ha, spesso, anche la grande capacità di superare le differenze: che siano di età, di ceto o di genere, di fronte alla musica ci scopriamo tutti uguali e capita che i punti di riferimento di un ventenne e di un cinquantenne possano essere simili.
Del resto capita di recente che vadano per la maggiore band di ventenni che si rifanno a stilemi musicali considerati vecchi e stantii già dai loro nonni…

Katie Drew e Joey Cobb, i White Flowers, sono così giovani che, quando ci ho parlato, si sono rifiutati di confessare la loro età, eppure il loro approccio alla materia sonora e a quanto gira attorno alla musica, dalle copertine ai video, sembra provenire da un tempo differente.
Le loro uscite discografiche sembrano esteticamente risalire all’epoca d’oro delle etichette indipendenti, alla cura che alcune di esse mettevano nel rendere omogenee e artisticamente rilevanti le proprie uscite.
I due ragazzi ne sono perfettamente consapevoli e la loro è una precisa scelta di stile, dettata dai riferimenti musicali a cui si ispirano: l’estetica della Factory e della 4AD, così come quella della Warp.

Le loro copertine e i loro video, anche se la scelta può non essere del tutto intenzionale, sono caratterizzati da un costante bianco e nero che, evocando il mondo oscuro e straniante della loro musica, è una scelta perfetta per descriverla nel modo migliore.
Non è difficile trovare i numi tutelari dei ragazzi di Preston: band come Joy Division e New Order sono riferimenti musicali immediati, ma anche i My Bloody Valentine e certa musica elettronica (soprattutto dei primi anni 90) rientrano tra gli ascendenti delle loro sonorità e sarebbe impossibile negare che Beth Gibbons dei Portishead o la divina Liz Fraser dei Cocteau Twins siano stelle polari per Katie e per il suo modo di cantare.

C’è qualcosa di puro, sognante e luminoso nelle oscure sonorità di Day By Day, il loro album d’esordio. Delle dieci canzoni che lo compongono ben quattro erano già edite in precedenti singoli ed EP (e anche questa è un’abitudine presa dal passato, anche se, probabilmente, non una delle più piacevoli) e tutto l’album è stato scritto – e registrato, con il produttore Jez Williams (chitarrista dei Doves) – prima del lockdown.
Eppure, nonostante l’immaginario sonoro della band non sia stato condizionato da questo periodo che ha sconvolto vite e abitudini, le loro canzoni cariche di passaggi uggiosi, remoti ed eterei, sembrano la perfetta colonna sonora di questi mesi (anni?) sospesi, incerti, destabilizzanti e di difficile lettura.
Del resto l’incertezza è una caratteristica generazionale presente da ben prima della pandemia: i ventenni hanno la sensazione che prima o poi, ineluttabilmente, arriverà un disastro e che saranno loro a essere costretti a farci i conti.

L’album, completamente composto sui laptop dei due componenti della band, ma suonato e inciso anche con strumenti “tradizionali”, è impregnato da un’elettronica sotterranea ma persistente e si muove fluido tra il dreampop di brani riuscitissimi e commoventi come Help Me Help Myself o Tried To Call e il post-punk di canzoni più plumbee e impenetrabili quali Night Drive, Portra o Different Time, Different Place, mentre la title track non disdegna certo trip-hop fumoso e scuro.
E’ la voce soave e immateriale di Katie Drew, poi, a caratterizzare ogni brano e a renderlo affascinate e convincente.

Nonostante la giovane età dei due, la notevole maturità nel songwriting e negli arrangiamenti, la consapevolezza sonora e l’ortodossia estetica della band, fanno dei White Flowers una delle realtà più interessanti del panorama indipendente inglese.
Le loro canzoni, come i fiori bianchi, hanno a che fare sia con la nuova vita e la purezza che con la morte. Quando tutto va verso il caos e senti che è la fine è vicina – ci dicono i White Flowers – ti rendi allo stesso tempo conto che ci sarà inevitabilmente un nuovo inizio.
E’ una sensazione terrificante ma è anche eccitante e inebriante. Esattamente come le canzoni dei White Flowers.


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