Grouper – Shade

Peppe Trotta per TRISTE©

Nebbia così fitta
che non mi
vedo
più
il cuore.

Trovo perfetti questi versi di Nazim Comunale per descrivere il paesaggio da cui immagino emergere le creature sonore plasmate da Liz Harris. Un territorio crepuscolare immerso in un presente eterno dove lo scorrere del tempo perde definizione.
E in effetti le tracce degli itinerari enigmatici firmati Grouper sono spesso composizioni scritte nel corso degli anni e improvvisamente recuperate per cristallizzare le sensazioni del momento.
Non fa difetto a questo peculiare processo creativo Shade, album intriso di un lirismo fragile che prosegue la ricerca di una forma cantautorale sempre più scarna e diretta.

Il processo di riduzione all’essenziale mette il nuovo lavoro in diretta continuità con i suoi diretti predecessori, ma rispetto a Grid Of Points registra un ritorno ad una dimensione meno frammentaria ed elegge nuovamente la chitarra acustica quale strumento quasi esclusivo con cui accompagnare il canto diafano e a tratti volutamente intellegibile.

Non siamo però di fronte ad un disco di folk essenziale, anche se i flebili rimandi alle pennellate acustiche di Elliott Smith (Unclean Mind) e alla vocalità eterea di  Vashti Bunyan (Ode To The Blue) potrebbero lasciare presagire il contrario. In realtà la componente drone- ambient rimane ben presente e prende il sopravvento quando la melodia si fonde con frequenze ed intermissioni ambientali (Followed The Ocean, Basement Mix) generando narrazioni ibride capaci di lambire litorali hauntologici cari al Leyland Kirby di The Caretaker (Disordered Minds).

Pur incentrato su emozioni comuni, su un’intimità inquieta in cui ci si può rispecchiare con semplicità, l’universo di Grouper rimane sfuggente, incastrato in una forma mutevole e volutamente incompiuta al punto da esibire una dimensione casalinga, priva di produzione, fin troppo ostentata (le continue ripartenze in The Way Her Hair Fails).
Quel che rimane intaccabile è la grazia, la genuina generosità con cui Liz sa offrire le tribolazioni di un animo in costante fermento.

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