Birds Of Passage – The Last Garden

Peppe Trotta per TRISTE©

Un immaginario introspettivo, delicatamente inquieto, che si rivela tra i vapori di un inverno perenne. Giunto al quinto tassello del suo percorso personale firmato Birds Of Passage, non accenna a mutare il paesaggio emozionale di Alicia Merz, universo interiore fatto di quieta solitudine espressa attraverso oblique non-canzoni, generate dall’intersezione di generi solo apparentemente inconciliabili.

Archiviata definitivamente la copiosa produttività degli esordi che l’aveva portata a pubblicare due dischi e alcune collaborazioni nell’arco di poco più di un anno, la drone writer neozelandese prosegue a raccontarsi attraverso la sua musica distillando i suoi lavori con tempi di produzione dilatati.
Tre anni separano infatti The Last Garden da The Death Of Our Invention e le nove tracce che lo compongono offrono ancora una volta uno spaccato del suo sentire che si dipana in uno sconfinato flusso di suono diafano.

Una coltre di droni densi squarciata dal riverbero tagliente di una chitarra in secondo piano dischiude questa nuova navigazione tra maree agrodolci fatte di rassegnazione (“the dreams were never what they promised to be, and anyway, it’s too late now”) e senso di perdita.
L’oscurità, la solitudine è ciò che emerge costante da nenie di un carillon spettrale (The Light Became) e movenze rallentate di archi (Worship My Flaws) che flebilmente rimandano alle derive siderali plasmate da Aaron Martin nel magnifico Comet’s Coma

Ad essere faro, punto di riferimento e fonte di calore in questo oceano glaciale è la voce rarefatta, risonanza evanescente che struttura essenziali correnti ambientali (The Creed), armonie ruvide (We Fell For the Devil to Rise) ed inattesi frammenti folk destinati ad un’aspra dissoluzione rumorosa (On Our Hands).

La musica per Alicia continua ad essere espiazione, moto catartico attraverso cui offrirsi al mondo con disarmante grazia cristallizzata in confessioni capaci di rasentare il sublime (Petite Morte). Non rimane che sentirsi grati e continuare a perdersi in questo algido incanto permeato da ombre profonde.

across the dark…
oh secret of
the deepest heart.

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