Tigers & Flies – Among Everything Else

A volte mi piacerebbe che il mio orecchio fosse del tutto disabituato alla musica.
Vorrei poter ascoltare ogni brano musicale come fosse il primo che ascolto in vita mia.
E non solo perché sono convinto che la sensazione di meraviglia e stupore sarebbe eccezionale e immensamente appagante, ma anche per avere la possibilità di apprezzare una canzone o un album senza tutte le sovrastrutture che, costruite in più di quaranta anni di ascolti “matti e disperatissimi”, inevitabilmente condizionano (e a volte inficiano) le mie capacità analitiche e i miei gusti.

Questo pensiero, che mi accompagna da tempo, mi è tornato alla mente quando, un paio di mesi fa, mi è arrivato il promo del (mini) album d’esordio di una nuova band inglese, inviatomi dalla mia venerata etichetta Violette Records.
Mi è bastato, infatti, un primo ascolto distratto del promo perché mi tornassero in mente i nomi di decine di band della mia adolescenza e, con loro, i ricordi e le sensazioni di un’epoca e di un momento della mia vita che non posso che ricordare con infinita tenerezza (e qualche rimpianto).

Il lavoro in questione è il debutto dei Tiger & Flies, Among Everything Else che esce proprio oggi nel classico formato elp (un 10′ che è una sorta di formato ibrido tra un lp e un ep).
I Tigers & Flies sono una band nata a Brighton da tre giovani anziani, con, a quanto pare, uno spiccato interesse per la collezione di dischi dei loro genitori. Deve essere stato proprio davanti ai vinili degli anni ’80 che i membri della band hanno cominciato a elaborare le loro idee e a provare a immaginare un suono per le loro composizioni.

Ad ascoltare i dieci brani che compongono questo esordio, i genitori dei tre musicisti inglesi devono aver avuto gusti molto vicini ai miei, perché il sound dei Tigers & Flies mi risulta incredibilmente emozionante, esaltante e seppure mi riporti indietro nel tempo, lo fa senza quel fastidioso retrogusto di già sentito che spesso accompagna le operazioni di recupero delle sonorità del passato.

Dai suoni euforici di band seminali quali Orange Juice e Pale Fountains, fino agli spigoli acuminati dei Gang of Four e Wire, passando per le suggestioni psichedeliche degli XTC e il gusto per gli arrangiamenti del primo Elvis Costello, ogni brano di Among Everything Else regala gioie immense e inaspettate.
Inaspettate, sì, perché ogni brano è un piccolo mistero che si rivela piano piano, uno scrigno che si apre un po’ di più a ogni nuovo ascolto. Se all’inizio è una melodia immediata o un magnifico riff di chitarra a colpire (Somers Town Part Two, Headspace), al successivo passaggio può essere un cambiamento ritmico (In My Skin), o un suono di basso profondo o saltellante a catturare l’attenzione (Ben, In My Skin) o l’utilizzo creativo e incredibilmente suggestivo della tromba (Half, Bat & Ball, nella quale all’ennesimo ascolto si trova anche un melodioso fischiettare), o, ancora, la dolcezza di una ballata carica di fiati che potrebbero aver scritto i Pale Fountains nel 1984 (Let Her Walk Away, Half: “When you leave, half of me walks away too. Don’t leave as I need the half of me that is you.“).

Le canzoni dei Tiger & Flies sembrano arrivare direttamente da una radio a transistor, poggiata sul davanzale di una finestra spalancata sulla periferia di una qualsiasi città industriale dell’Inghilterra, negli anni ’80.
Ascoltate un brano come Pretty At Doing Fine e poi provate a smentirmi!
E la cosa più eccitante è che in ogni brano tutti questi elementi sono perfettamente dosati e amalgamati, tanto da dare vita a un suono che benché richiami alla mente un infinità di nomi, non è accostabile a niente altro, soprattutto a niente altro di contemporaneo.

I Tigers & Flies possiedono una rara sensibilità musicale, un gusto per la melodia e per gli arrangiamenti elaborati, che sembrano arrivare da lontano, quasi che le informazioni contenute in quei bei vinili neri dei loro genitori siano state loro trasmesse attraverso il DNA, o all’allattamento. La loro appare, infatti, come una musicalità innata e istintiva, tanto da suonare su disco come una live band, trascinante e imprevedibile, tanto da fare in modo che ogni canzone sembri una corsa energica, ruvida e gioiosa attraverso la storia della musica indipendente, un incantesimo che ci riporta nel passato, tralasciando melense nostalgie e uggiose malinconie.
Eppure, allo stesso tempo, risulta evidente come dietro a ogni suono, a ogni scelta di arrangiamento, ci sia somma attenzione e cura.

Among Everything Else è una macchina del tempo musicale, ma soprattutto un superbo scrigno che contiene dieci gemme grezze e splendenti e arriva da una band indubbiamente destinata a regalarci altri gioielli sonori.

Non ho davvero idea se, scevro da tutte le mie (amatissime) sovrastrutture musicali, sarei riuscito ad essere così entusiasta di questo lavoro: non sono certo che le suggestioni in esso contenute possano essere colte immediatamente da chi non ha questo comune background ma se dovessi azzardare un’ipotesi, scommetterei che i Tiger & Flies e le loro canzoni potranno far battere i cuori (e i piedi) di chiunque abbia la fortuna di imbattersi in loro.

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