Peppe Trotta per TRISTE©
Il dolore sa essere un innesco prepotente capace di scardinare qualsiasi forma di resistenza applicata alla necessità di raccontare, di affrontare se stessi e offrirsi agli altri. Ne è ben consapevole Kathryn Sawers la cui carriera musicale – che sarebbe potuta iniziare ben prima – ha preso l’avvio proprio a partire da un momento di rottura, da quella che è l’assenza più difficile da accettare per una madre. Assunto come cognome d’arte il nome del figlio perduto, l’artista scozzese ne ha affrontato la morte condensando i suoi sentimenti in un disco d’esordio intenso – premiato nel 2015 come Scottish Album Of The Year – incentrato sul connubio essenziale di voce e pianoforte.
Tre anni dopo è ancora una volta l’inquietudine legata a vicissitudini familiari il motore di From When I Wake The Want Is, opera seconda che vede la cantautrice approdare alla corte della Rock Action dei Mogwai e segnare un parziale cambio di rotta verso una declinazione musicale più atmosferica.
For You Who Are The Wronged espande la ricerca di una formula in bilico tra cantautorato folk e sonorità ambient riservando maggiore spazio alla componente elettronica affidata a Lomond Campbell – nei cui studi l’album è stato registrato – e scegliendo le tastiere e non il piano per disegnare le linee melodiche.
A primeggiare su questo scarno impianto sonoro fatto di risonanze rilucenti è sempre il suo caratteristico canto vibrante, la declamazione tremula spesso trattenuta come a voler confinare un moto di rabbia facilmente associabile alla tematica dell’abuso alla quale il lavoro è dedicato. Per la prima volta la musicista non sceglie l’autobiografia, ma a partire da testimonianze reali costruisce una narrazione dai tratti universali in cui spicca ancora il contrasto tra la sofferenza raccolta e la dolcezza dell’interpretazione.
Il tono sommesso, quasi sussurrato di How Well You Are e di Flesh And Blood sono due esempi lampanti di questa modalità espressiva, del modo di esorcizzare la violenza attraverso una delicatezza struggente.
Eppure a tratti – come in Until The Truth Of You e Of All The Broke – l’emozione sfugge e la voce sale inarcandosi, tremando fin quasi a spezzarsi, sostenuta da fraseggi elettrici taglienti, segnando i passaggi di maggiore intensità.
Ciò che Kathryn Joseph ci offre tra i solchi di questo nuovo viaggio nella crudeltà della vita non è rassegnazione ma un appiglio, una via di fuga plasmata attraverso una verità cruda capace di aprirti gli occhi. Profondamente essenziale quanto toccante.

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