Lean Year – Sides

Peppe Trotta per TRISTE©

È ormai chiaro quanto l’irruzione della pandemia abbia determinato un punto di svolta nelle nostre vite e non manca giorno in cui questo non venga ribadito.
Sono innumerevoli le attività bloccate – in molti casi definitivamente affossate – e rimandate a data incerta.
Soffermandoci all’ambito musicale basti pensare a tutti i concerti annullati e ai dischi posticipati per questioni operative e logistiche. Allo stesso modo lo stravolgimento vissuto – e probabilmente non ancora superato – ha inciso in modo determinante su tanta produzione artistica in riferimento alle tematiche affrontate, permeandone le atmosfere risultanti.

A questa tendenza non si sottrae Sides, secondo lavoro del progetto Lean Year intestato ai coniugi Emilie Rex e Rick Alverson, anche se in modo del tutto peculiare.
Pensato come un itinerario incentrato sul conflitto personale, l’album si è trasformato in racconto dal respiro universale sulla caducità del vivere e sul senso di perdita.
In questo caso però ciò che maggiormente ha influito è stata una serie di difficoltà e lutti che ha coinvolto entrambi gli autori. In risposta alla morte dei genitori di Alverson, dell’amato cane di famiglia e alla malattia della madre della Rex ciò che prende forma è un percorso in musica intriso di dolente pathos eppure privo di cupa tragicità.
A emergere è piuttosto la nostalgia per ciò che è stato, il valore dei ricordi evidenziato fin dalla scelta della foto in bianco e nero di copertina – un ritratto sorridente della madre di Emilie – e dall’armonia ipnotica da carillon disegnato dalla kalimba nell’iniziale Legs.

Musicalmente rimane evidente l’impronta Spokane fatta di melodie rarefatte scandita da cadenze compassate, ma lo spettro sonoro si amplia includendo strumenti inediti e i contributi preziosi di Erik Hall – presente anche in cabina di regia – Joseph Shabason (Destroyer, The War on Drugs), Matthew O’Connell e i fiati di Elliot Bergman. Particolarmente efficace risulta l’innesto del suono fumoso del sassofono che conferisce sfumature jazz alla formula di slowcore cinematico del duo esaltando la dolcezza interpretativa della Rex in tracce quali la toccante End.

Senza mai perdere la sua riconoscibilità, la proposta del duo sa così trovare nuova linfa con cui plasmare una sequenza di notturni ammalianti – tra cui spicca Marriage Of Heaven And Hell – che lontani dall’essere una resa si offrono come possibile catarsi fondata sul potere della bellezza.

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