The War on Drugs – A Deeper Understanding

Giacomo Mazzilli di TRISTE©.

Io, Giuliano e Mathieu. In francese avrei dovuto dire: Giuliano, Mathieu et moi. perché ci si mette sempre alla fine, è una forma di rispetto e di cortesia. In Italia spesso non lo siamo. Sto divagando, mentre cerco nel giardino del vicino l’erba più verde.

Eravamo alla Brixton Academy, una venue eccezionale, una della mie preferite di Londra e stavamo per assistere al mio ultimo concerto Londinese. Scelsi due persone per questo mio ultimo concerto: Mathieu, il mio compagno di concerti e Giuliano, fan di Bruce Springsteen a cui volevo far scoprire il Boss degli anni 2000.

I The War on Drugs sono un gruppo che suona una musica per certi versi anacronistica, sperimentale, progressiva ed ammagliante. Sono al tempo stesso classici e moderni. Adam Granduciel ha la capacità di donare un brio unico alle sue composizioni: la maturità gli ha portato il dono di capire i limiti delle sue sfuriate soliste e al contempo la capacità di distillare frasi e liriche eccezionali.

I resist what I cannot change, own it in your own way
Yeah, I wanna find what can’t be found

Ecco il punto chiaro, l’obiettivo. Resistere a quello che non possiamo cambiare, cercare l’introvabile. Questo spunto crea un loop logico infinito in me, e da luogo a due interpretazioni, opposte. La prima è stupida – fa parte di me – penso al paradosso del gatto imburrato; la seconda è più esistenzialista, mi fa pensare a quanto certe vite possono influenzarne altre: tutti i miei modelli di vita sono persone che cercano quello che non si può trovare. Adoro questo slancio verso l’ignoto, questa pulsione interna che porta ad esplorare l’oscuro. Adoro chi sbaglia, chi crede nelle sue idee, chi è pronto a sacrificarsi per un ideale. Chi farebbe 1000km adesso per dare sfogo al proprio ES.

A livello musicale, A Deeper Understanding, porta suoni un po’ meno noisy e più patinati al catalogo Granduciel. Ma sarebbe come giudicare un vino dalla sua etichetta perdendo di vista tutto il resto. Pain è la stella polare del disco, ma sono sicuro che ognuno di noi, col tempo, ne troverà altre. Che siano Nothing to Find, Strangest Thing o Thinking of a Place. Penso che Mark Kozelek non sia un grande amatore di vino.

Ho un’immagine nella testa. Noi tre sulle sedie del balcony della Brixton, mentre Adam si concede ancora un’altra sfuriata. Da li a qualche minuto saremo alla nostra ultima birra, le scale verso la metro. Io verso Hammersmith, loro verso Royal Oak e Marylebone. Qualche giorno più tardi, le scale del mio appartamento per caricare 8 anni di ricordi dentro un camion con la targa francese.

I resist what I cannot change, I wanna find what can’t be found.

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