Little Simz – No Thank You *** Stormzy – This Is What I Mean

Carlotta Corsi per TRISTE©

Ho sempre pensato che fosse facile riuscire a mantenere la “rotta”, con le persone giuste al proprio fianco.

Ad aprile del 2022 Simbiatu Abisola Abiola Ajikawo a.k.a Little Simz, ha rilasciato un comunicato stampa dove dichiarava che il tour negli Stati Uniti era stato cancellato per problemi finanziari. 
Non nego che ho dovuto rileggere l’articolo almeno un paio di volte, non riuscivo proprio a capacitarmi di come fosse possibile. 

Sono consapevole possano capitare intoppi, soprattutto se si è ancora considerati di “nicchia” e la tua etichetta è concettualmente e di fatto indipendente. Sì, in generale l’industria musicale è imprevedibile, ma questa ragazza rischiò di vincere un Mercury Prize nel 2019 con Grey Area, era sotto i riflettori per Sometimes I Might Be Introvert (con il quale, nel 2022, quel Mercury Prize l’ha vinto) e fondamentalmente non si capiva cosa fosse andato storto, in America l’avrebbero amata di certo. 

Le nuovo dieci tracce di NO THANK YOU però, ci aiutano a far un po’ più luce sul tutto. 
Il problema era certamente l’ormai ex agente e di certo l’ex etichetta. Era inevitabile, quindi, il ponderato silenzio di Simbi che, pazientemente, ha ricostruito tutto e adesso è uscita allo scoperto. 

Nel suo nuovo album, uscito senza alcuna anticipazione e del tutto inaspettatamente, ho ritrovato le sensazioni di quel capolavoro di Miseducation of Lauryn Hill: Little Simz ha infatti una specie di “sagacia acustica” e le sue interpretazioni escono con naturalezza dalla dimensione del disco, travalicano i suoi solchi per includere l’ascoltatore all’interno del dialogo, come pochi artisti di questi tempi riescono a fare.

Ci sono cori, archi, parti melodiche che accompagnano le rime dell’artista: Ajikawo ci racconta ciò che le è successo, a cuore aperto ed onesto. Nella prima parte, infatti, il ritmo delle lyrics è incalzante e si va mano a mano addolcendo con il prosieguo, fino a portarci al cospetto di una Simbi molto più fragile.

 

Deve essere qualcosa nell’aria inglese a suggerire certi tipi di vibe, perché, subito prima di Little Simz, il 25 Novembre, è uscito anche This is What I Mean di Stormzy ed è una delicata prelibatezza. 
La fusione operata da Michael Ebenazer Kwadjo Omari Owuo Jr. (a.k.a Stormzy appunto) di R&B e hip-hop mi ha sconvolta e mi ha presa per giorni, un disco che proprio io non avevo visto arrivare. 

Se anche conoscete il rapper pluri-platinato, qui dovete assolutamente riscoprirlo: si tratta di un lavoro sensibile per persone sensibili e nonostante l’accento favolosamente marcato, del “vecchio” Stormzy troverete ben poco.
Con artisti come Sampha e Amaarea a mescolare alla perfezione, This Is What I Mean è davvero un album collettivo. Ci sono brani quali Give it To The Water dove abbiamo una voce femminile per tutto il brano e poi solo verso la fine sentiamo irrompere quella di Stormzy. La sensazione è che il contenuto dei suoi brani sia talmente personale che l’artista inglese abbia sentito la necessità di usare più voci per poterlo esprimere sul serio. 

Proprio quest’anno ho imparato a riconoscere la bellezza -quella che nessuno considera- che si nasconde dietro le decisioni sofferte, nel lasciare andare le cose, le persone, i luoghi. La bellezza intrinseca nel fare pace con se stessi.
Con i loro lavori, Stormzy e Little Simz hanno reso la bellezza del dolore fruibile a tutti. Sono minuti che riempiono le orecchie e il cuore e, si sa, dicembre è il mese dei resoconti; scrivete una lettera e fate girare questi dischi. 

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