Alexandra Stréliski – Neo-Romance

Peppe Trotta per TRISTE©

È necessario avere del talento per riuscire a tradurre la complessità in qualcosa di immediato, per rivelare con tratti essenziali ciò che è difficile definire fino in fondo. E cosa c’è di più tormentato e misterioso del sentire umano, del succedersi e sovrapporsi di stati emotivi cangianti, a volte diametralmente opposti?

Fin dalla pubblicazione del suo disco di debutto, la canadese Alexandra Stréliski ha dimostrato di avere questa dote, di saper trasporre in suono l’irrequieta bellezza dei sentimenti, disegnando traiettorie intimistiche avvolgenti affidate alla voce cristallina del piano.
La forma musicale in cui sfocia questa sua attitudine, l’ha portata presto alla ribalta quale una delle voci più interessanti dell’universo neoclassico e non sorprende ritrovarla adesso col suo terzo lavoro ad esordire per la prestigiosa XXIM Records.

Neo-Romance è un viaggio alla [ri]scoperta delle proprie radici e una dichiarazione d’intenti, un tuffo nella memoria affrontato con spirito appunto neoromantico, definizione che l’autrice stessa elegge a rappresentanza della sua pratica artistica.
Le premesse si traducono in flussi melodici flessuosi, aderenti a stilemi classici nelle sue tessiture più austere (Ad Libre) e che a tratti rivelano l’amore profondo per Chopin (Rêveries), ma capaci di esprimere pienamente la loro vena peculiare quando la progressione di note si fa più serrata (Air de famille).
Alla definizione dello spirito marcatamente romantico dell’opera concorre l’inclusione di tessiture di archi elegiache affidate al Karski Quartet, che fungono da elegante rifinitura delle trame pianistiche (the first kiss, Dans les bois), divenendo fulcro in uno degli apici emozionali dell’album rappresentato dalla toccante Élégie.

Senza rincorrere rivoluzioni e stravolgimenti di un lessico ben più che consolidato, Neo-Romance riesce a brillare per una schiettezza espressiva scaturente da una scrittura sempre diretta ed ispirata, specchio di una sensibilità profonda proiettata a dare voce ai tumulti di un universo interiore fecondo.
Elegantemente ammaliante.

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