
Tiziano Casola per TRISTE©
La parola Deuce, che non so cosa voglia dire, è per me essenzialmente un’autentica gemma del rock and roll targata Kiss. Grande classico nel repertorio 70s dei quattro mascherati, Deuce è una delle canzoni scritte da Gene Simmons, quelle cioè di base più grottesche della media, ma, seppur private della santissima ugola di Paul Stanley, al contempo spesso quadrate e perfette nella loro basilarità e volontaria (?) demenza.
Non siamo però certo qui per tessere l’elogio dei Kiss, tutto quel merchandising piazzato nei decenni mi suggerisce che non ce n’è bisogno.
Eppure, comunque, sento il dovere di dire che ciò che amo di Deuce è quel riff di chitarra tremolante, così sghembo e accartocciato.
Un riff che certifica che si sarebbe potuto inventare un heavy metal diverso, in tinta più con Alan Ford che con i pantaloni camouflage, carnevalesco in senso buono, ovvero intenzionalmente.
Come sarebbe stato bello l’heavy metal se fosse stato tutto come Deuce dei Kiss!
Deuce è però anche il nome della band di Melbourne autrice di Wild Type, disco uscito questo aprile, da me scoperto grazie ai consigli di Bandcamp.
Ammetto che non conoscevo il complesso (parola ben più affascinante di “band”, che mi evita anche una ripetizione), colpa mia, dunque ho recuperato anche il precedente, brillantissimo, album omonimo del 2021.
Scoprire un disco come Wild Type mi ha reso felice, perché ha la stessa luminosità dell’estate dei vent’anni, quando si è abbastanza autonomi da poter girare come e quanto si vuole e, se le cose vanno bene, il massimo della sciagura può essere l’incombere del ritorno all’università. Capirai, una pacchia.
Nei Deuce sento una certa vicinanza con The Wake. L’idea mi arriva dal suono di synth di Rabbit Hole e, andando avanti con l’ascolto, il ritornello e l’arrangiamento confermano la mia impressione. Echi di gioielleria Sarah si colgono anche in Control, che da un dato momento in poi mi rimanda alle sigle di certi cartoni giapponesi dell’infanzia riguardo ai quali ho già fin troppe volte enunciato un principio di vicinanza con il twee-pop più rarefatto (qui, ma anche qui). La mia preferita però, la traccia che vorrei ricordarmi di ascoltare ancora in quest’epoca distratta, è Wildflower, che mi ricorda i Fear Of Men degli esordi. Ah, i Fear of Men sì che erano una band, grande pop triste per il mare del nord. Fosse stato tutto così l’indiepop degli anni a seguire! Un po’ come l’hard rock con Deuce dei Kiss. In questo caso, fortunatamente, un po’ ci hanno pensato i Deuce di Wild Type.
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