Bubble Tea And Cigarettes – There’s Nothing But Pleasure

Tiziano Casola per TRISTE©

Si dice spesso che iscriversi all’università sia un modo per mantenersi irresponsabili, per rimandare il più possibile la mannaia dell’età adulta, che ormai, tolti di mezzo riti di passaggio del passato, come la leva militare o il matrimonio, coincide il più delle volte con l’ingresso nel mondo del lavoro. Sia che si tratti di una carriera stimolante e ricca di impegni, sia che si tratti della più drammatica necessità di dover in qualche modo arrivare a fine mese, dal mio punto di vista, quello cioè di uno che si appresta a recensire il disco dei Bubble Tea And Cigarettes, tra le due situazioni non c’è differenza alcuna, perché ad interessarmi è quello che questi due poli opposti hanno in comune: la mancanza di tempo da perdere in affari non produttivi.

Già, perché il dream pop, genere musicale rilassato per eccellenza, necessita tempo da buttare in frivolezze, come passeggiate, sonnellini pomeridiani, bevande sorseggiate a lungo. E, in fin dei conti, cos’era la vita da studente, se non un lento succedersi di tempi allungati?
Cos’era se non passeggiate senza meta in corridoio, lunghe contemplazioni di stazioni metro, esplorazioni minuziose di quartieri residenziali o intere discografie? Realizzo allora che il mio rapporto con la musica rallentata è finito anni fa assieme a tutto ciò. Un peccato.

Che sia un peccato me lo rivela proprio questo There’s Nothing but Pleasure (edito dall’iberica Elefant Records), che si rivela non solo un contenitore di stati d’animo dimenticati, ma la prova di un ottimo songwriting.
Cosa non scontata aggiungerei, soprattutto in un genere musicale che per essere quello che è necessita di essere puntualmente liquefatto in tonnellate di riverberi.
Cosa buona e giusta, per carità, ma che spesso al contempo nasconde vuoti di contenuto.

“Il senso dello shoegaze è pompare melodie insulse per vendertele come perfette” mi diceva un amico disilluso, tardivamente tornato all’heavy metal in sprezzo al mondo moderno.
E forse in linea di massima aveva pure ragione, ma non in questo caso. Perché in quanto a qualità melodica, canzoni come 5AM Empanada with you o Santa Monica, il fatto loro lo sanno eccome. Quest’ultima poi, concedetemelo, con quel suo andazzo da passeggiata urbana notturna, mi riporta col pensiero ai titoli di coda del cartone Cara Dolce Kyoko, mia ossessione di bambino, con le immagini della città illuminata di sera. Un riferimento che da anni amo raccontare a me stesso – e ogni tanto anche agli altri – come un mio primo, involontario, incontro con l’indiepop, seppure in salsa animata-nipponica.

Per il resto, la formula dei Bubble Tea And Cigarettes è semplice: suoni di cassa slabbrati, accordi di settima maggiore e voce suadente, ma sfido io a usarla così bene!
Come nel giro di chitarra di Go Downstairs to the Blue Moon, che a proposito, nella coda finale con i fiati, ricorda tanto il sound di Slow Summits dei Pastels (2013).
A proposito, che disco quello. mi sembrava impossibile che canzoni simili fossero uscite da due cinquantenni e non dallo spirito leggero di un diciannovenne talentuoso.

Ecco, io non so quanti anni abbiano i Bubble Tea And Cigaretts, ma nel loro There’s Nothing but Pleasure accade più o meno la stessa cosa. Dischi simili servono a ricordarci il valore di contemplare, le città che brulicano al mattino, le foglie al vento, le statali di notte, quello che vi pare.

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