Che il 2023 sarebbe stato un anno di vacche grasse l’ho ripetuto più volte durante i suoi primi mesi. Sono sicuro di averlo scritto quasi ogni volta che mi sono trovato a segnalare un nuovo album a un amico, buttando lì commenti come “grande annata”, “occhio che quest’anno…”, sempre in qualche modo convinto che le cose belle, come quelle brutte, una volta avviate tendano a moltiplicarsi in modo esponenziale, per una sorta di effetto domino.
Tim Smith, texano, cantautore e fondatore del gruppo folk rock Midlake, provocò un certo scompiglio tra gli appassionati della musica indipendente, quando -dieci anni fa circa- all’apice della carriera e con due album di grandissimo successo all’attivo, abbandonò la band nel bel mezzo delle registrazioni del nuovo lavoro. Da allora, senza sosta, cominciò a lavorare al suo nuovo progetto: Harp. Se n’è scritto ovunque, Smith ha addirittura rilasciato interviste raccontando il processo di scrittura e le idee che andava sviluppando. Eppure, per anni, non c’è stata la possibilità di ascoltare nulla, tanto che, alla fine, sembrava che Harp fosse, più che un progetto concreto, un sogno utopico, una chimera.
“La vita mi si confonde. Si attorciglia su sé stessa. I ricordi estivi più indelebili perdono le foglie e i giardini verdi della mia memoria si imbiancano di neve fresca.” (Michael Bible – L’ultima cosa bella sulla faccia della terra)
Mentre nella nostra nicchia di appassionati di musica ci perdiamo a disquisire se sia necessario o meno, perché una proposta artistica possa considerarsi valida, che questa presenti tratti sperimentali marcati e si discosti in maniera decisa e drastica dal mainstream, altrove nessuno si pone queste domande oziose e perniciose e continua a scoprire e supportare talenti. Non è quindi un caso che anche gli artisti nostrani più validi siano spesso spinti (o, probabilmente, costretti), per potersi esprimere liberamente ed evitare inutili incasellamenti, a guardare altrove. Marta Del Grandi è, in questo senso, un caso eclatante.
“Raise your words, not voice/ It is rain that grows flowers, not thunder” (Rumi) “It’s so easy to laugh, it’s so easy to hate, it takes strenght to be gentle and kind” (The Smiths) “Do something pretty while you can” (Belle and Sebastian)
Se odiare e ridere di tutto e di tutti è una scelta facile, ci vuole molto coraggio a essere buoni e gentili. Rivendicare il diritto alla gentilezza e alla sensibilità è un atto rivoluzionario e le canzoni di Grand Drifter, sin dall’esordio del 2018 con Lost Spring Songs, trovano in questa rivendicazione la loro prima ragione d’essere. Andrea Calvo, architetto, disegnatore e musicista piemontese che si nasconde dietro il progetto Grand Drifter, ama perdersi tra sonorità calde e da sempre amate e trasmette le proprie emozioni attraverso acquerelli pop dai colori tenui e dai testi semplici e significativi.
“I could call out when the going gets tough The things that we’ve learnt wasn’t enough No language, just sound, that’s all we need know To synchronize love to the beat of the show And we could dance Dance, dance, dance, dance, dance to the radio Dance, dance, dance, dance, dance to the radio Dance, dance, dance, dance, dance to the radio Dance, dance, dance, dance, dance to the radio“ (Joy Division – Transmission)