Le firme di TRISTE©: Francesco Amoroso racconta il (suo) 2020

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Non so davvero da dove cominciare.
Anche quest’anno, così come l’anno scorso e quelli precedenti, ho ascoltato tanta musica nuova (circa un migliaio tra album ed E.P.) e molti sono stati, anche stavolta, i lavori che ho apprezzato.
Ma quando si giunge al dunque continuo ad avere la consueta difficoltà a stilare una classifica di merito, a catalogare i miei ascolti, ad assegnare una palma a questo o quell’artista. E’, per me, quasi contro natura (lo è diventato col tempo: una volta era una specie di compulsione alla “Alta Fedeltà”) dover mettere in ordine e assegnare una posizione a un’opera d’arte e, soprattutto, alle emozioni che mi ha saputo trasmettere.

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Le firme di TRISTE©: la Top 10 di Peppe Trotta

Peppe Trotta per TRISTE©

È stato un anno strano e complicato che ci ha visto dover rinunciare a molte cose preziose, piccoli gesti di cui a volte ci sfuggiva l’importanza ed abitudini che danno pienezza al nostro vivere. Per fortuna però, malgrado la cancellazione delle attività dal vivo, non è mancata la musica, quella balsamica e ristoratrice, capace di essere di volta in volta fecondo stimolo o gentile carezza. Tanti sono stati i dischi che mi hanno accompagnato lungo questi mesi accidentati e alcuni di questi si sono impressi in modo particolare.
Questo elenco non vuole essere una classifica, non riuscirei a mettere in fila dei dischi decretando una gerarchia, quelli che vi propongo sono solamente i miei ascolti più assidui del 2020. In ordine rigorosamente sparso.

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Le firme di TRISTE©: la Top 5 di Francesco Giordani

Francesco Giordani per TRISTE©

1) Choir BoyGathering Swans

Lo dice anche Spotify. Si tratta del disco che ho ascoltato di più e che continuo tuttora ad ascoltare con immutata emozione. Un plauso alla bislacca band di Salt Lake City e all’egregio lavoro svolto dall’etichetta Dais Records, attenta a valorizzare ricerche in ambito “art pop” fuori dal risaputo e dal prevedibile (vedi più avanti anche i Private World). Un disco semplicemente immancabile per tutti gli amanti di un certo spleen ottantiano, (occhio in questo senso anche agli ottimi dischi di Molchat Doma, School Of Language, Better Person e Westerman), trafitto da canzoni clamorose. Due su tutte: Toxic Eye e Sweet Candy.

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Le firme di TRISTE©: la Top 5 di Carlotta Corsi

Carlotta Corsi per TRISTE©

Sarà, ma quest’anno per me è stato indimenticabile. Sorprendentemente al tempo stesso ho sentito muovere il tempo lentamente ad ogni ticchettio e troppo veloce mano a mano che le ore di sole si facevano più corte. Ho scoperto che la stessa medaglia ha sempre due facce ogni volta che qualcosa di triste si abbatteva sulle mie giornate e il la consapevolezza di questo dualismo mi ha fatto concentrare sempre di più sulla profondità delle mie emozioni per uscire dai momenti di alienazione. Anche nella musica, non ho saputo trattenermi e ho riconosciuto nei miei ascolti questo pattern.

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Le firme di TRISTE©: la Top 10 di Giulio Tomasi

Giulio Tomasi per TRISTE©

1) Marker Starling – High January (Tin Angel)

In un ipotetico bilancio più grande di quello di fine anno, alla fatidica quanto impegnativa domanda su quale sia il mio del disco della vita premierei, ex aequo (se non fosse che detesto gli ex aequo) con un altro paio di titoli,“The Nightfly” di Donald Fagen. Fatte le debite proporzioni fra l’opera di Chris A. Cummings, ribattezzatosi Marker Starling, e l’inarrivabile capolavoro dello Steely Dan, posso affermare che “High January” è un disco ben sintonizzato su certe frequenze radio che puoi sentire solo alle 4:10 del mattino. Malgrado nell’album di Starling sia depauperata la componente jazzy (cruciale invece nell’Lp del 1982) le due creazioni hanno però un humus comune.

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