Kee Avil – Spine

Un suono tagliente privo di concessioni, una destrutturazione senza tratti univocamente definibili. Sono questi gli elementi fondanti che emergevano netti dall’opera prima di Vicky Mettler a firma Kee Avil, un universo articolato, apparentemente incline all’incompletezza anche se costruito con minuziosa attenzione.
Un immaginario inquieto e profondamente straniante.

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The Lemon Twigs – A Dream Is All We Know

A solo un anno dall’eccelso Everything Harmony, The Lemon Twigs tornano con l’altrettanto splendido A Dream Is All We Know.
La ricetta resta la stessa: canzoni perfette, in bilico tra Wings, Beach Boys e innumerevoli riferimenti stilistici ai primi anni Settanta. L’esplosione pop dei Lemon Twigs manda ovunque schegge di chitarre a 12 corde, voci sovraincise, lick armonizzati alla Brian May e chi più ne ha più ne metta.

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Bullion – Affection

La recente prematura scomparsa di Steve Albini inevitabilmente ci spinge a riflettere sull’importanza che i produttori o, perlomeno, alcuni produttori hanno avuto nel nutrire e spesso anche orientare l’evoluzione della nostra prediletta popolar music.
Se sul contributo specifico (ovviamente gigantesco) di Albini ben poco possiamo sperare di aggiungere rispetto a quanto di bello e talvolta anche commovente si è potuto leggere in questi amarissimi giorni di maggio, non possiamo né dobbiamo dimenticare che nella musica contemporanea esistono ancora maestranze (come molto teneramente si usava definirle un tempo…), autori e produttori capaci di lasciare un segno tutt’altro che effimero su quanto giunge alle nostre orecchie, sebbene molto o quasi tutto, attorno a noi, paia troppo spesso suggerire l’esatto contrario.

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Herself – Spoken Unsaid

Gioele Valenti, polistrumentista palermitano attivo musicalmente dai primi anni duemila, è un esempio più unico che raro di outsider di qualità che non scende a compromessi e ha più seguito all’estero che in Italia. Già protagonista con i Lay Llamas, negli ultimi tempi si è rivelato al pubblico con due distinti alter-ego, il primo di impronta indie-folk a tocchi noir (Herself) e l’altro maggiormente psychedelic-rock e kraut (Juju).

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The Libertines – All Quiet On The Eastern Esplanade

Tiziano: A oltre vent’anni di distanza dall’esordio e a quasi dieci dal ritorno del 2015 i Libertines, trovatori erranti sempre in fuga dalla perfida Albione, tornano un nuovo disco. Amico mio, più volte io e te abbiamo parlato dell’influenza della band sulle nostre passate giovinezze, su queste pagine e non solo. Ricordo, a proposito, che all’annuncio del precedente Anthems for Doomed Youth eravamo insieme, in stivali di gomma di Decathlon nel piovoso Galles. Nei giorni successivi notammo nei supermercati le scatole Yorkshire Tea dedicate ai nostri eroi, ma da pavidi tirchi quali siamo, non ne comprammo nemmeno una. Oggi, più anziano di un decennio, ti chiedo: ma non avremmo fatto bene a prenderne almeno una? Quando mai ti sei trovato di fronte a una così sofisticata idea di merchandising? Di conseguenza, te la compreresti la maglia del Margate FC con lo sponsor della band? (Io sì). Ma soprattutto, comprerai questo nuovo disco? Ti è piaciuto?

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