Lo Moon – I Wish You Way More Than Luck

It is unimaginably hard to do this, to stay conscious and alive in the adult world day in and day out. Which means yet another grand cliché turns out to be true: your education really IS the job of a lifetime. And it commences: now.
I wish you way more than luck.
(David Foster Wallace, This is Water)

Prende le mosse dalla celebre clausola di un’altrettanto celebre orazione accademica di David Foster Wallace (non l’aveste già letta, potete agevolmente recuperarla qui, ne varrà la pena), il terzo lavoro in studio di Lo Moon, quartetto americano da tempo acquartierato a Los Angeles che, a dispetto di un esordio prodotto da Chris Walla nel 2017, un contratto discografico con la Columbia e palcoscenici condivisi in questi anni con nomi di prima grandezza come Ride, Phoenix, Glass Animals e London Grammar, ha sinora mantenuto un profilo piuttosto defilato, aristocraticamente distante dalle ribalte mediatiche più ambite.

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PINHDAR – A Sparkle On The Dark Water

La condizione di impermanenza legata al nostro esistere, il senso di fragilità dello stare al mondo caratterizzavano in maniera prepotente Parallel, secondo album dei Pinhdar, rivelando l’attitudine intimista di un sound dal respiro internazionale corroborato da schemi trip-hop e atmosfere darkwave. A tre anni di distanza il duo milanese, formato dalla cantante e autrice Cecilia Miradoli e dal musicista e produttore Max Tarenzi, torna con un nuovo lavoro che ne affina le coordinate musicali spingendo la riflessione su un piano universale, relazionato all’intera umanità e al destino della grande madre Terra.

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L’Objectif – The Left Side

Sono recentemente caduto preda di un’infatuazione (l’ennesima…) piuttosto bizzarra, come spesso capita a noi audiomaniaci ossessivo-compulsivi, maestri nell’arte oziosa delle liste discografiche, degli elenchi di titoli appuntati nel risvolto di copertina dell’ultimo numero di Mojo, delle ricerche inconsulte alle due di notte su Discogs o su oscuri blog per specialisti e iniziati, per lo più d’oltremanica, fatti a loro volta di lunghissime liste ed elenchi. Sono malattie croniche, anzi cicliche, che si manifestano ad intervalli abbastanza regolari, in forma di fiammate veloci che riempiono il cuore di sangue burrascoso e che, con inesorabilità direttamente proporzionale, svuotano il portafogli di chi ne è vittima, come il sottoscritto. Se conoscete qualche valido professionista, sentitevi liberi di farvi avanti, siete i benvenuti.

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Gold Mass – Flare

È un itinerario di piena presa di coscienza, oltre che di graduale messa a fuoco della propria visione artistica e socio-politica, quello delineato da Emanuela Ligarò a partire dalla pubblicazione di Transitions nel 2019, un processo di affinamento graduale mirato a fare emergere ogni sfumatura di una personalità vitale ed incline ad una profonda emozionalità.

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The Clockworks – Exit Strategy

“I Pogues, nel ricreare musica irlandese a Londra, circondati ovunque da inglesi, stavano riportando alla luce una cosa perduta, un compendio di musica irlandese per espatriati e celti di seconda generazione.”
R.Moody, Musica Celestiale, Bompiani 2015

Siamo, è noto, nel pieno di una vera e propria Irish invasion. Non ci riferiamo esclusivamente alle imprese musicali a noi ormai famigliari di Fontaines D.C., Murder Capital, Lankum, Pillow Queens e Gilla Band, ma anche ai romanzi di Sally Rooney e Paul Lynch (fresco vincitore di Booker Prize con Il Canto del Profeta), ai film di Martin McDonagh (avete visto in particolare il suo recente e bellissimo Gli Spiriti dell’Isola?), alla consacrazione di un attore come Paul Mescal, restando ai nomi di cui abbiamo tenuto traccia nei nostri taccuini.

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