Baxter Dury – I Thought I Was Better Than You

Francesco Amoroso per TRISTE©

Lo ammetto subito.
Ho un debole per Baxter Dury. Ce l’ho da sempre. O, per essere più precisi, da quando, ventuno anni fa, ho ascoltato per la prima volta, nella polverosa sede della Rough Trade (West) di Talbot Road a Ladbroke Grove, Oscar Brown.
Naturalmente, mentre l’ascoltavo, non sapevo cosa stavo ascoltando, ma ne ero stato così immediatamente colpito che, nonostante il mio inglese a dir poco zoppicante, mi sono arrischiato a chiedere al tipo dietro il bancone di cosa si trattasse.
Ho così scoperto (o, almeno, mi è parso di capire…) che era il singolo d’esordio di un artista che incideva proprio per l’etichetta Rough Trade e che il suo album d’esordio era quello che il solerte e affabile commesso mi porgeva.
L’acquisto, a scatola quasi chiusa, è stato, naturalmente inevitabile.

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Bar Italia – Tracey Denim

Matteo Maioli per TRISTE©

Fino ad oggi Bar Italia era per me semplicemente una grande canzone dei Pulp – l’ultima in scaletta di Different Class – oltre ad un caffè londinese a Soho che non ho mai frequentato. Poi mi è giunto alle orecchie il disco di un gruppo con lo stesso nome, formato dalla vocalist di origine romana Nina Cristante, con i chitarristi Jezmi Tarik Fehmi e Sam Fenton.
Scopro che Tracey Denim è il loro terzo album e vado a rimediare alla mancanza, annotando del precedente Bedhead (tredici canzoni per ventidue minuti) tanto il pop sognante di Itv2 e Tenet quanto un versante più lo-fi e dark rappresentato da Bachelorette e Killer Instinct, con l’ultima che non per nulla cita le liriche di Boys Don’t Cry dei Cure.

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The Wedding Present – 24 Songs

Francesco Giordani per TRISTE©

“The boy Gedge has written some of the best love songs of the Rock ‘n’ Roll Era.
You may dispute this, but I’m right and you’re wrong!”
John Peel

“I Wedding Present volevano essere gli Smiths dopo che anche gli Smiths erano morti assieme alla regina. Ci riuscirono.” Sono parole mie, che non ricordavo di aver scritto -ormai più di dieci anni fa- e che pur tuttavia mi paiono ancor oggi sufficientemente calzanti, efficaci nel rappresentare l’impresa della band inglese soprattutto a chi non l’abbia mai frequentata da vicino.

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Alex Pester – Better Days

Francesco Amoroso per TRISTE©

La giovinezza ha gli occhi limpidi, ha uno sguardo sincero e un po’ sperduto, nel quale si intravede già lo sgomento della perdita e, insieme, è presente un’innocente e innata fiducia nel futuro, che riesce, anche solo per un momento, a prescindere da qualsiasi prospettiva funesta.
C’è qualcosa di fatato nella giovinezza. Qualcosa che, ogni volta che la guardo dritta negli occhi, mi rende le gambe molli, mi impedisce di muovermi, di respirare al solito ritmo, di pensare.
La giovinezza è negli occhi incerti ma ridenti di un bambino di dieci anni che si allontana eccitato e smarrito ed è nello sguardo risoluto e introverso di un ventenne, che guarda verso giorni migliori, anche a discapito di ogni logica.
Alex Pester è (almeno in musica) l’incarnazione della speranza di questi giorni migliori (anche a discapito di ogni logica).

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