
Francesco Blasilli per TRISTE©
Confesso di essere un fan sfegatato dei Radiohead. Uno di quelli ipercritici, però. Che si approcciano ai loro nuove uscite con timore.
E che snobbano, Thom Yorke a parte, i loro lavori solisti.

Francesco Blasilli per TRISTE©
Confesso di essere un fan sfegatato dei Radiohead. Uno di quelli ipercritici, però. Che si approcciano ai loro nuove uscite con timore.
E che snobbano, Thom Yorke a parte, i loro lavori solisti.

Carlotta Corsi per TRISTE©
E’ sempre più difficile trovare qualcosa di stimolante mentre le settimane passano in questa strana quotidianità in cui, in realtà, mi ritrovo ad ascoltare molta più musica del solito, a vedere film che non ho mai potuto recuperare e leggere libri consigliati, comprati e mai davvero aperti.
Bello, bellissimo ma nonostante ciò, mi sembra ancora tutto troppo strano e paradossale, perché per quanto prima trovassi difficile aver il tempo e la giusta concentrazione per una sola cosa, la curiosità e l’attrazione verso un determinato obbiettivo non è mai mancata.

Francesco Amoroso per TRISTE©
E’ un cliché comunemente accettato che per parlare di argomenti scottanti, attuali o profondi attraverso la musica si devono necessariamente usare linguaggi e sonorità che prendano le distanze dal pop (con tutti i suoi suffissi e prefissi).
Eppure basterebbe guardarsi un po’ in giro per vedere che da sempre il pop è stato il veicolo ideale per affrontare qualsiasi questione o problema, per quanto spinoso o scabroso esso fosse.
Se il pop indipendente (il cosiddetto, spesso a sproposito, indiepop) è spesso stato considerato di retroguardia per ciò che riguarda l’analisi sociale e antropologica, è solo per la cattiva predisposizione dell’ascoltatore: basterà pensare a band come Housemartins e McCarthy o all’attitudine di un’etichetta come la Sarah Records per comprendere come non sempre siano necessari proclami incendiari e suoni lancinanti per dire la propria e non fare musica che sia un semplice passatempo o un inutile orpello.
Anzi, a volte, la fruibilità delle “canzonette” permette di veicolare storie e messaggi che farebbero altrimenti fatica a arrivare a un vasto pubblico.

Francesco Amoroso per TRISTE©
Mi capita, a volte, di scoprire un nuovo album, o un(‘)artista all’esordio e di innamorarmi perdutamente, al primo ascolto. Ogni tanto arriva una voce che sembra mettere in pausa il mondo, forzandomi al silenzio.
In questi casi il mio primo impulso è sempre lo stesso: “Devo” mi dico “devo scriverne subito. Devo condividere con il maggior numero di persone possibile le mie sensazioni, la mia scoperta. Voglio che diventi un patrimonio condiviso, che le emozioni che ho provato diventino emozioni di tanti“.

Francesco Amoroso per TRISTE©
Mi rendo conto di essere totalmente sorpassato.
Quando ascolto musica ho ancora l’abitudine – oramai fuori moda (e, in un frangente di cinismo e scetticismo imperante, decisamente perdente) – di tentate di capire se l’artista o la band che l’hanno composta e registrata siano o meno sinceri, se la musica da loro prodotta, insomma, sia frutto di un’espressione artistica spontanea e della volontà di comunicare, attraverso di essa, i propri sentimenti, le proprie idee, la propria visione del mondo e delle cose.
Nel caso delle cantautrici e dei cantautori questa attitudine a cercare la genuinità, la schiettezza, la mancanza di eccessive sovrastrutture sia in fase di scrittura che di produzione, mi risulta addirittura inevitabile.