Woodkid @ Auditorium Parco della Musica (Roma) – 11/04/2013

Yoann Lemoine, ai più noto come Woodkid, passa da Roma in questo inizio di primavera con il suo debut album, The Golden Age.

Eccovi un resoconto molto TRISTE©, visto che era pure il mio compleanno e la quantità di giovani imberbi presente mi ha ricordato che “..The Golden Age is Over..”. Grazie Woodkid…….

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Il signor Lemoine prima di essere musicista è regista e graphic designer, ha girato molti clip per vari musicisti ed ha vinto pure un pò di premi. Cosa c’entra tutto questo? C’entra c’entra, e sopratutto “si sente” nel suo progetto Woodkid, dove l’orchestralità da colonna sonora e l’immaginario da “video games” (sì, sì, è quello del trailer di Asssassin’s Creed) la fanno da padrona, specialmente nella dimensione live.

Ma Woodkid è molto di più: il suo debut album (anticipato dall’EP Iron) riesce a mescolare sofisticati arragiamenti da musica classica e jazz ad un pop a tratti sfacciato ed a ritmiche incalzanti. Tutto questo riempito da testi carichi delle lotte da crisi adolescenziale, versione “epic” con spade alla mano, raccontati da una splendida e profonda voce che tanto ricorda Antony Hegarty, specialmente nei pezzi meno orchestrali e più intimistici come la splendida (forse mia preferita?) Brooklyn.

E dalla splendida Baltimore’s Fireflies con cui apre il concerto alla travolgente (e con un tocco tamarro al punto giusto, capace di far esplodere e saltare l’intero auditorium per il bis finale) Run Boy Run, Woodkid porta a Roma un concerto che è un piccolo film, un piccolo percorso dentro il suo mondo. Sette musicisti sicronizzati al millisecondo e una voce capace di rimanere impressa nella memoria.

Se dovessi sottolineare un’unica pecca, questa sta forse nella eccessiva “pulizia” dei suoni, sempre impeccabili, sempre un pò troppo precisi, soprattutto quando le ritmiche incalzanti avrebbero (almeno per le mie orecchie) bisogno di un pò più di suoni graffianti.

Per il resto, Woodkid ci consegna un’oretta e mezzo di musica di altissimo livello, sottolineando come si possano mescolare influenze diverse, da quelle più alte a quelle che più strizzano l’occhio alle vendite, senza mai scadere e, soprattutto, lasciando la sensazione di grande ricerca per un suono mai banale.

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