Tweedy – Sukierae

I Wilco sono una delle mie band preferite. Qualche anno fa suonarono alla Roundhouse di Camden e fu senza dubbio uno dei concerti più belli che abbia mai visto e senza alcun dubbio uno dei più emozionanti. Sono una band matura, affiatata e talentuosissima, ma non finisce lì, perché Jeff Tweedy ha qualcosa di speciale. Almeno per me.

Le sfuriate di Glenn Kotche, i continui cambi di strumento di Pat Sansone e le cavalcate lisergiche di Nels Cline non bastano a definire quello che si prova. Lo capii quando ad un tratto sembrava come se fossi in un mondo parallelo, trasportato dall’emozione delle note della mia canzone preferita. Erano quelle di At Least That’s What You Said. Stavo piangendo.

Tweedy - sukiarea

Spero di avervi convinto del fatto che per vederli dal vivo vale la pena fare follie. Tipo andare a Firenze per una notte come suggerii a TristeRoma a suo tempo. Purtroppo sono io quello entusiasta dei due. Aahahah®.

Sukiarae è un bel disco. Piuttosto singolare il fatto che sia stato suonato da Jeff e suo figlio Spencer. Ma bastano un paio di pezzi per capire che il talento davvero abbonda in famiglia. Una serie di brani piuttosto lunga (20), infatti uno dei primi appunti che si può fare è proprio basato sul fatto che questa scelta possa influenzare un po’ troppo il risultato finale. Con un po’ di sintesi, sarebbe potuto essere un disco fenomenale, anche se per buona parte lo è lo stesso.

Ad ogni modo, i pezzi pregiati del disco sono quelli à la Wilco pre-Cline-and-Gotche. Un po’ Yankee Hotel Foxtrot un po’ A Ghost Is Born. A cominciare da Want For Love in cui la voce sussurrata di Jeff scalda il cuore. Poi i ritmi un po più incalzanti di Low Key e World Away. Ogni tanto ci si imbatte in pezzi tipo Nobody Dies Anymore, quelli che ti fanno precipitare sul tasto repeat e ti fanno sognare le calde giornate di giugno. Guidando in aperta campagna, con la faccia al sole.

Ammetto che quando ho sentito le note aprire la strada a New Moon, ho avuto un colpo al cuore. In quel momento ero in metro e davanti a me c’era una ragazza che mi ha guardato con sospetto. In quel momento, infatti, con tutta la sensibilità esaurita nel cuore, ho guardato nel vuoto credendo di essere Cary Grant nel momento più catartico che potessi immaginare, lei, molto probabilmente, ha visto una ragazzo che pensava stesse per avere un infarto o un ictus cerebrale, a voi la scelta. Insomma una scena unica ed imbarazzante.

Ma tutto questo mi ha fatto realizzare che, se i Wilco sono una delle mie preferite, i Tweedy lo stanno diventando.

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3 pensieri su “Tweedy – Sukierae

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