Lloyd Cole and The Commotions – Rattlesnakes

Francesco Amoroso per TRISTE©

Videomusic, la prima televisione in Europa che trasmetteva solo videoclip 24 ore su 24, esisteva da poco più di un anno. E grazie a lei anche noi ragazzini che spendevamo le nostre esistenze alla estrema periferia dell’Impero stavamo riuscendo ad allargare, con pazienza e impegno, i nostri orizzonti musicali.

Band che fino a pochi mesi prima non avremmo mai sentito nominare divenivano, improvvisamente, grazie ai ripetuti passaggi televisivi del videoclip e a qualche cassetta registrata in maniera più che artigianale, parte integrante e irrinunciabile delle nostre vite in boccio.

LloydCole
Nel settembre del 1985, appena rientrato da una di quelle eterne vacanze tipiche degli anni di scuola, un brano aveva molto colpito il mio immaginario: si chiamava Brand New Friend e lo cantavano i per me sconosciutissimi Lloyd Cole and The Commotions.

Fu, tuttavia, un paio di mesi dopo che, visto il nuovo video della band che si chiamava Lost Weekend e parlava di un fine settimana sprecato in un hotel di Amsterdam a causa di una polmonite doppia, mi decisi a spingermi fino al negozio di dischi alternativi della mia cittadina, che si trovava alla periferia della periferia dell’Impero.

Sorprendentemente il negoziante conosceva Lloyd Cole and The Commotions, ma aveva solo un 12” pollici di Brand New Friend e dell’album da cui i brani erano tratti, Easy Pieces, non aveva ancora notizie. “Passa la prossima settimana” mi disse, “per ora prendi il loro primo album dell’anno scorso, si chiama Rattlesnakes ed è bellissimo”. Non me lo feci ripetere due volte.

Tornato a casa e messo sul piatto l’album, fui introdotto da una voce terribilmente british nel mondo di una delle più affascinanti band degli anni ’80 (naturalmente tornai la settimana successiva ad acquistare anche Easy Pieces).

A distanza di quasi trent’anni da quel giorno, riascoltando per l’ennesima volta Rattlesnakes una delle cose che più mi sorprende e mi colpisce è come una band che sia musicalmente che come attitudine si poneva al di fuori di qualsiasi scena, sottocultura o filone artistico contemporaneo, sia, ciò nonostante, riuscita ad arrivare a un notevole successo anche di pubblico.

Guidati dal giovane Lloyd Cole, studente di filosofia all’Università di Glasgow e troppo colto e verboso rispetto alla media delle icone pop del momento, i Commotions riuscirono, infatti, a ritagliarsi uno spazio unico nel panorama della cosiddetta new wave della seconda parte degli anni ottanta del secolo scorso, lontani come erano dagli stereotipi musicali dell’epoca e unici nell’offrire un perfetto connubio tra testi intellettuali e profondo coinvolgimento emotivo, divenendo, in qualche modo, per la musica coeva ciò che Elvis Costello era stato per il punk.

Tutti e  tre gli album a loro nome sono stati, ognuno a proprio modo, dei saggi di songwriting letterario e sentimentale, ma, soprattutto, erano scrigni ricolmi di canzoni straordinarie e indimenticabili. Su tutti, senza dubbio, l’esordio Rattlesnakes, con i suoi testi ironici, i suoi acuti riferimenti letterari, le melodie indelebili e sofisticate e le canzoni dalla bellezza abbagliante.

LloydCole1Alla sua maniera, davvero lontano dalla temperie dell’epoca e fuori da ogni schema, uno degli album più importanti degli anni ottanta. A partire dal singolo d’esordio Perfect Skin, in bilico tra jingle jangle e new wave, per proseguire con ballate dagli arrangiamenti impeccabili quali Patience e Rattlesnakes, fino ad arrivare ai capolavori assoluti di Are You Ready To Be Heartbroken? e Forest Fire, Rattlesnakes dimostra la eccezionale capacità di Cole e compagni di comporre brani trascinanti e soavi al contempo, nei quali il suono delle chitarre acustiche è accompagnato e arricchito da misurate orchestrazioni, tastiere discrete e perfette pennellate di chitarre elettriche di ispirazione wave.

Un disco che, anche ascoltato a oltre  trent’anni dalla sua uscita, rasenta la perfezione e, inevitabilmente, si è ritagliato un piccolo ma significativo spazio nel cuore di tanti devoti appassionati. Non uno dei brani contenuti nell’album era men che coinvolgente, non uno era fuori posto, ma il brano finale ne era l’apoteosi assoluta: si chiamava Are You Ready To Be Heartbroken? e, con lo stile british e intellettuale di Lloyd Cole, che tanto avrei imparato ad amare, diceva che solo quando si è pronti per avere il cuore spezzato si è davvero pronti per l’amore vero.

E a quindici anni, mi sentivo davvero pronto. Cavolo se mi sentivo pronto!

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