The Libertines – Up The Bracket 20th Anniversary

Francesco Giordani e Tiziano Casola per TRISTE©

20 anni di “Up the Bracket” dei Libertines (2002-2022): colloquio con le nostre coscienze del tempo.

Francesco. Up The Bracket compie venti anni ed io non riesco a crederci. Venti anni sono tantissimi, forse troppi, e del mio 2002 ho ricordi così imperdonabilmente vaghi. Ricordo però che verso il 2000, con il progressivo inaridirsi del brit pop, avevo smarrito gran parte del mio maniacale interesse per la musica “rock” classica. Dopo Kid A, il dilagare dell’elettronica, le vacue carezze sentimentalistiche dei Coldplay e dei loro spesso intollerabili epigoni, mi sembrava tutto irrimediabilmente finito, archiviato o poco stimolante. Era come calato un metaforico sipario sul candore dei miei anni 50…

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Heavenly – Heavenly Vs. Satan

Francesco Amoroso per TRISTE©

Dove eravate voi nel 1990? Io non mi ricordo bene. Avevo vent’anni ed evidentemente ero troppo preso dalla mia vita e da me stesso per rendermi conto di tutto quello che mi accadeva intorno. Ricordo che ci sono stati i mondiali di calcio in Italia. Ricordo anche la rapida disgregazione del blocco sovietico e la riunificazione delle due Germanie. Con una certa angoscia, mi ritorna in mente l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Houssein e l’operazione Desert Storm, avviata da George W. Bush (padre) ad agosto, mentre mi trovavo sull’isola di Ponza e, quando tutti gli altri dormivano, ebbri di sole, cibo e “amore”, mi attaccavo alla radio per sentire il telegiornale della mezzanotte nella speranza che si trattasse solo di una guerra lampo. Ho rimosso dalla memoria la fine del PCI e la nascita del “Partito Democratico della Sinistra” e mi è rimasto impresso l’omicidio della povera Simonetta Cesaroni, sempre in quel luminoso agosto che per me rappresentava uno dei primi passi, gioiosi e pieni di speranza, nella mia vita adulta e che, invece, è stato, evidentemente, tragico e crudele.

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Low – I Could Live In Hope

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mio figlio è un bambino a dir poco adorabile. Sveglio, affettuoso, educato (non dovrei dirlo io, forse) curioso. E amante della musica.

Nel suo primo anno e mezzo di vita, però, aveva molti problemi a prendere sonno. Le avevamo provate tutte: cullarlo sul passeggino per poi metterlo nel lettino, cantargli i classici della canzone napoletana, creare attorno a lui il buio e il silenzio assoluto, ma niente funzionava davvero.

Naturalmente furono provate anche varie opzioni musicali, dalla classica al folk, alle canzoni per bambini, senza esito positivo. Quasi per caso, un pomeriggio, notammo che The Invisible Way, l’album allora appena uscito dei Low, sembrava a tratti funzionare. Continua a leggere

The Triffids – Born Sandy Devotional

Born Sandy DevotionalFrancesco Amoroso per TRISTE©

La mia fascinazione per l’Australia è nata, come molte altre, grazie alla musica.

Ed è stata immediata e duratura. Riesco ancora a ricordare me stesso, adolescente di sedici o diciassette anni, passeggiare sulla battigia di una anonima cittadina balneare adriatica, a metà degli anni ottanta: con lo sguardo perso all’orizzonte, benché sull’altra sponda ci fosse solo la Jugoslavia, non potevo fare a meno di fantasticare sugli spazi infiniti di quel paese lontanissimo e così diverso, inesplorato, selvaggio.

Succedeva, circa trent’anni fa, grazie a una cassettina, arrivata chissà come e da dove sul mio walkman. Una cassettina che conteneva l’album di una sconosciuta band australiana che stava cominciando a riscuotere successo in Gran Bretagna. Il disco si chiamava Born Sandy Devotional e la band erano The Triffids.

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Songs: Ohia – The Lioness

Francesco Amoroso per TRISTE©

Tra i tanti cambiamenti che l’anno 2000 ha portato con sé c’è stata anche la possibilità, per quasi tutti, di scaricare musica da internet gratuitamente (più o meno legalmente).

Certo avere un brano di cinque minuti con un modem a 56K, richiedeva almeno un paio di ore e stare collegati alla rete per ore era molto costoso e teneva la linea telefonica occupata, ma la passione per la musica spingeva anche a queste follie.

Passavo pomeriggi a scaricare, dal computer del mio posto di lavoro (che, ci tengo a sottolinearlo, pagavo di tasca mia), brani di artisti che non conoscevo, per poter fare, poi, acquisti più ponderati.

Non ricordo come mi imbattei in Songs: Ohia (il nome del progetto derivava in parte da “Ōhi’a lehua”, un tipo di fiore hawaiano), ma l’attrazione fu immediatamente fatale, tanto che avrò perso un mese (e speso un capitale) per scaricare suoi brani in maniera casuale da Napster.

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