Clay Hips – Happily Ever After

Francesco Amoroso per TRISTE©

Breve lezione d’Inglese: esiste una splendida espressione nella lingua inglese che mi piacerebbe spesso utilizzare, ma che è estremamente difficile da tradurre.

Potrei usare “prova d’amore”, ma ho paura che ai più anziani ricorderebbe solo la famosa reclame di un condom. Potrei provare con “questione di cuore”, ma sembrerebbe più il titolo di qualche film o romanzo senza grandi ambizioni. Potrei accontentarmi di “gesto d’amore”, però temo che potrebbe richiamare più l’estremo sacrificio di un santo cattolico o il moto d’affetto di una nonnina per il proprio cucciolo.

L’espressione è “labour of love” e, vista la mi incapacità a trovarne un’adeguata traduzione italiana, mi limiterò ad un esempio.

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Nu Nog Even Niet – #1 & #2

Francesco Amoroso per TRISTE©

“To see a World in a Grain of Sand
And a Heaven in a Wild Flower
Hold Infinity in the palm of your hand
And Eternity in an hour”

I versi immortali di William Blake sono tra i più noti e citati di una forma d’arte antichissima e nobilissima che pare sia in via d’estinzione.

Sì, perché se c’è una forma d’arte che è morta più spesso del rock and roll, quella è di sicuro la poesia.

Basterà farsi un giro in rete per scoprire quanti necrologi ci sono e quante analisi più o meno accurate spiegano la disaffezione per la poesia da parte delle masse.

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The Triffids – Born Sandy Devotional

Born Sandy DevotionalFrancesco Amoroso per TRISTE©

La mia fascinazione per l’Australia è nata, come molte altre, grazie alla musica.

Ed è stata immediata e duratura. Riesco ancora a ricordare me stesso, adolescente di sedici o diciassette anni, passeggiare sulla battigia di una anonima cittadina balneare adriatica, a metà degli anni ottanta: con lo sguardo perso all’orizzonte, benché sull’altra sponda ci fosse solo la Jugoslavia, non potevo fare a meno di fantasticare sugli spazi infiniti di quel paese lontanissimo e così diverso, inesplorato, selvaggio.

Succedeva, circa trent’anni fa, grazie a una cassettina, arrivata chissà come e da dove sul mio walkman. Una cassettina che conteneva l’album di una sconosciuta band australiana che stava cominciando a riscuotere successo in Gran Bretagna. Il disco si chiamava Born Sandy Devotional e la band erano The Triffids.

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Hour – Tiny Houses

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ci sono momenti della vita nei quali è utile fare il punto della situazione, per meglio comprenderla e per non essere impreparati.

Ieri ho sentito il bisogno, a un certo punto della serata, di andare a controllare sul vocabolario il significato esatto del termine “euforia”. Il Treccani riporta: “Sensazione, reale o illusoria, di benessere somatico e psichico che si traduce in un più vivace fervore ideativo, maggiore recettività per gli aspetti belli e favorevoli dell’ambiente, tendenza a interpretazioni ottimistiche; può essere segno di una reale condizione di perfetta salute, ma talora è connesso con fenomeni per lo più lievi d’intossicazione (da alcol, stupefacenti, ecc.), o con disturbi psichici, o addirittura con stati tossinfettivi gravi.”

Mi sono tranquillizzato, ma fino a un certo punto.

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Courtney Marie Andrews – May Your Kindness Remain

Francesco Amoroso per TRISTE©

“It’s so easy to laugh
It’s so easy to hate
It takes guts to be gentle and kind”

All’incirca trentadue anni fa, quasi in sordina, gli Smiths cantavano quello che (per me) sarebbe diventato un vero e proprio mantra e un precetto di vita (spesso disatteso, come ogni precetto di vita che si rispetti).

Nel corso degli anni essere “buoni e gentili”, in un mondo che premia coloro che ridono e odiano, è diventato un atteggiamento che sempre più va a discapito proprio dei puri di cuore, degli onesti (senza h) e di coloro che si permettono di essere deboli, una sorta di motivo di scherno (basti pensare all’orribile neologismo ”buonista” utilizzato, naturalmente, sempre a fini denigratori).

E, a maggior ragione, la bontà e la gentilezza devono essere dei fari in questa notte, delle ancore cui aggrapparsi con tutte le forze nella tempesta di questo oscuro medioevo di ritorno.

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Smog – Red Apple Falls

Francesco Amoroso per TRISTE©

Arriva un momento nella vita di tutti, in cui il tempo accelera all’improvviso, in cui la vita, semplicemente, comincia a correre e travolgerci, un momento in cui svaniscono i lunghi pomeriggi pigri dell’estate, in cui le sere infinite, che si fondono nelle notti insonni, cominciano ad essere sempre più rare (e cariche di conseguenze negative), un momento che segna un passaggio irreversibile dall’adolescenza, che sembrava eterna, all’età adulta.

E quando quel momento arriva, quando gli impegni e le responsabilità ci travolgono e schiacciano, è inevitabile che il nostro spasmodico ascolto della musica ne risenta, almeno un po’.

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Lake Ruth – Birds Of America

Francesco Amoroso per TRISTE©

Nella quotidiana lotta per sopravvivere alla marea montante di informazioni e stimoli che arrivano senza soluzione di continuità, è inevitabile che qualcosa (molto, in realtà) vada irrimediabilmente perso.

In ambito musicale, per quanto mi riguarda, il rischio è ancora maggiore: tra le varie piattaforme di streaming e l’opportunità di ascoltare, spesso con grande anticipo, tutte le uscite di interesse, finisco spesso per essere disattento e superficiale nei miei ascolti.

Per fortuna, qualche volta, grazie a quell’infernale meccanismo dello shuffle (o dell’ascolto random, che dir si voglia) riesco a recuperare qualcosa.

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