Richard Orofino – Aquamaroon

Molte ricerche, negli ultimi anni, si sono concentrate sull’impatto delle nuove tecnologie sulla cognizione umana. Un fenomeno particolarmente studiato è quello del multi-tasking, sempre più forzato dai mille device che ci portiamo dietro e dalla quantità di input sensoriali con cui veniamo bombardati.

Ecco, un interessante effetto generato dalla tendenza al multi-tasking (mangio-mentre-guardo-la-TV-mentre-controllo-Facebook-mentre-ascolto-un-disco-mentre-finisco-di-analizzare-i-dati-per-il-lavoro) è la sensibile riduzione delle capacità attentive. Ogni stimolo, anche il più insignificante, è capace di attirare la nostra attenzione e distrarci (per una reference, vedete qui)

Ecco, in un mondo abitato sempre più da gente con tali problemi (purtroppo, ho paura, me compreso) fare un disco di 27 pezzi forse non è la mossa più azzeccata. A meno che…

RichardOrofino_AquamaroonA meno che non hai 27 pezzi davvero belli (26 in verità, perchè uno si ripete. Svista?). Dal primo all’ultimo. E questa cosa non è propriamente la normalità. In genere, anche nei dischi migliori ci sono sempre due-tre tracce che sono inserite giusto per arrivare al numero minino di canzoni per chiudere un disco.

E invece Richard Orofino, forse proprio perchè di pezzi poco convincenti non ha, raccoglie nel suo nuovo lavoro, Aquamaroon, un corposo set che mostra tutte le sfaccettature della sua musica.

Il cantautore di Northport (New York), muove dal folk di pezzi come la bella Hickory (con echi di Simon & Gargunkel) o la splendida Frokust (25a traccia…ehm…e forse il mio pezzo preferito del disco), passando per canzoni più movimentate come Milk and Honey o a tracce strumentali (bellissime Pentagon e Moonlight) di piano e chitarra (a volte con aggiunta di synth come in Horizontal Traveler).

Il tutto sempre mantenendo un grande gusto per la melodia che spesso vira decisamente verso atmosfere di un raffinato pop che guarda al passato, come avviene in un pezzo estremamente riuscito quale Crude Sugar o nella toccante voce-e-piano Sunflower 56 (#1 Aftermath).

La cosa che davvero colpisce è come dopo l’intro (Trail Creek) ogni pezzo di questo lunghissimo LP sia una piacevolessima sorpresa. Orofino si mostra capace di dare un tocco personale ed ogni volta diverso ai suoi componimenti (in alcuni casi accompagnato da altri musicisti, ma in genere suonando tutti gli strumenti in prima persona), mettendo insieme una piccola (grande) gemma musicale.

Parlare di tutte le tracce necesserebbe di molto tempo. Ma visto che ormai di tempo ne abbiamo sempre meno e che quel poco che abbiamo non riusciamo nemmeno a focalizzarlo a dovere, il mio consiglio è quello di far partire la playlist di Aquamaroon e lasciarvi accompagnare dalle note.

Chissà, magari questa volta riusciremo a non farci distrarre delle cose inutili che ci circondano.

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