Morgan Delt – Phase Zero

MorganDelt_PhaseZeroSara Timpanaro per TRISTE©

Settembre come Gennaio sono mesi che portano buoni propositi. Primo fra questi la dieta: ritornare ad un regime di vita sano è consigliato dopo un periodo di aperitivi, festini in spiaggia e cibo a volontà.

Secondo, riprendere con la propria attività lavorativa (o di studio) in modo appropriato, pensando a progetti futuri densi di buone intenzioni.

Infine smettere di bere e di fare i cazzari in giro. Insomma, niente di più sbagliato: sappiamo perfettamente che tutti questi propositi non avranno vita breve.


Anche Morgan Delt ha sentito l’esigenza di ricominciare ed ha ribattezzato il suo ultimo lavoro (primo per la Sub Pop Records) Phase Zero, perché in effetti un po’ tutti cerchiamo di resettare per poi ripartire con migliori prospettive al fine di garantirci un’illusione più o meno accettabile dei mesi che verranno.

E il “buon proposito” di Morgan Delt è riuscito benissimo.

Cercare qualche notizia sul web riguardo al cantautore non è stato  semplicissimo. A quanto pare  vive in montagna nella zona del Topanga Canyon in California, a qualche km da L.A. Figlio degli anni ’80 ha iniziato suonando in gruppi surf, abbracciando poi punk e garage: definire il suo stile semplicemente “psichedelico” sembra abbastanza riduttivo.

Phase Zero è uscito ad Agosto 2016: dieci brani interamente scritti da Delt nello studio della sua home-fi. Il “viaggio” (per restare in tema di psichedelia) comincia con I Don’t Wanna See What’s Happening Outside (primo singolo estratto dal disco) dal suono fresco e pulito che rimanda al ricordo di mojito in spiaggia al calar del sole con ancora la sabbia sul corpo.

Ma più in generale l’album fa venire in mente ad una comune di hippie californiani grazie ad echi, accordi lenti e dolci sussurri di chitarre, come in The Lowest of the Low e in Another Person che tanto ricordano le onde dell’oceano e gruppi di giovani dai capelli sottili e biondi come raggi di sole. Insomma il classico mito americano che un po’ abbiamo sognato una volta nella vita [“non io.” Nota della redazione romana].

Nonostante la voce di Delt sia incanalata attraverso effetti sonori che rimandano a reminiscenze da LSD nel deserto, resta calda, accogliente ed enigmatica al punto giusto da rendere questo album ancora di più una rivisitazione dell’identità del cantautore.

Uno dei brani migliori del disco è Some Sunsick Day: sarà forse per la malinconia celata dietro quelle sonorità comunque solari, e quella frase spesso ripetuta, “We’ll Meet Again”, come se proiettasse un senso di speranza.

L’estate si chiude sempre con un po’ di nostalgia, soprattutto quando gli ombrelloni vanno in letargo nelle nostre cantine. I buoni propositi invece si fanno largo tra le tracce di sabbia ancora da levar via e l’odore di terra bagnata dell’autunno che verrà.

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