Anna St. Louis – If Only There Was A River

Anna St. Louis - If Only There Was A River

Fiamma Giuliani per TRISTE©

Ci sono parole controverse, che possono assumere una connotazione positiva o negativa a seconda dell’uso che se ne fa. L’aggettivo “semplice” è una di queste e penso che, troppo spesso ed erroneamente, sottintenda una sfumatura di riprovazione, come se l’assenza di orpelli e sovraccarichi spesso inutili, sminuisse e fosse in qualche modo da biasimare. Io credo invece che, a volte, le cose semplici siano più complesse e intriganti di quanto appaiono in prima battuta e che, soffermandosi ed esplorando attentamente quello che pare evidente, si possano fare scoperte interessanti e avere rivelazioni inattese.

Al primo ascolto dell’album di debutto di Anna St. Louis, “If Only There Was A River”, ho pensato che si trattasse di un godibile lavoro folk senza grossi guizzi; tuttavia, prestando maggiore attenzione alle undici canzoni che lo compongono, mi sono accorta che c’è molto di più. I temi trattati dalla cantautrice, sebbene di grande fascino, sono piuttosto classici (la solitudine, lo straniamento creato dalla società odierna, la tristezza che improvvisamente pervade l’esistenza) e però il modo di affrontare questa materia è estremamente personale sia nei testi che nelle scelte musicali. Canzoni come “Water”, “Understand”, “Desert”, “Mean Love”, “Hello”, “Wind” e la splendida “The Bells” raccontano storie intime e allo stesso tempo universali in maniera non convenzionale, “Freedom” e “Paradise” catturano immediatamente per gli arrangiamenti orecchiabili e armoniosi, mentre il pezzo finale che dà il titolo all’album stupisce con una ipnotica melodia vocale accompagnata dalle note di un piano. Anna St. Louis maneggia con abilità e misurata eleganza una base folk, arricchendola con tocchi country, blues e rivisitando il tutto con atmosfere rarefatte e suggestioni legate alla contemporaneità e si percepisce nettamente la cura nell’eliminazione di ammiccamenti e fronzoli superflui. Quello che rimane è un lavoro essenziale in cui, canzone dopo canzone, ci si immerge in un mondo privato e profondo, fatto di piccoli e grandi temi trattati senza enfasi o retorica, un mondo in cui è bello perdersi assaporando la semplicità e lasciandosi cullare dalla voce di Anna St Louis.

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