The Delines – The Imperial

the delines - imperial
Francesco Amoroso per TRISTE©

Un songwriter e romanziere americano, di grande talento ma di non altrettanto successo, incontra una cantante dalla voce vellutata, calda e commovente e scrive per lei – utilizzando per la prima volta un punto di vista femminile – un album pieno di canzoni splendide e strazianti e musicandolo insieme ad amici e compagni di mille battaglie. Alla sua uscita l’album riscuote grande successo di critica, anche oltreoceano, e lascia intravedere ai due un successo e una fama che fino ad allora non avevano, ingiustamente, ancora completamente raggiunto.

Sull’onda dell’entusiasmo la band si ritrova in studio per dar un seguito al fortunato esordio e consolidare la propria posizione ma, una sera, appena uscita dalla sala prove, la cantante dalla voce vellutata viene investita, riportando conseguenze tali da costringerla ad abbandonare le scene per oltre tre anni. E’ la fine del sogno? Neanche per idea! Il songwriter (la cui attività di romanziere, nel frattempo, riceve sempre più unanimi consensi) aspetta che l’amica recuperi le forze e la salute e nel frattempo continua a scrivere e scrivere per lei.  A cinque anni dall’uscita del primo album, finalmente, un nuovo lavoro vede la luce. Ed è di una bellezza commovente. Avrà il riconoscimento e il successo che merita? Il finale rimane aperto.

Potrebbe essere la trama di un romanzo o la sceneggiatura di un film indipendente, e, in entrambi i casi, sarebbe una storia appassionate. E’, invece, più o meno, la storia dei Delines, la band fondata da Willy Vlautin (già autore e cantante dei Richmond Fontaine e scrittore di fama underground, di cui la giovane casa editrice Jimenez ha pubblicato, alcuni mesi fa, “Io sarò qualcuno”, il primo romanzo tradotto in italiano) e Amy Boone, con Cory Gray alle tastiere, Tucker Jackson dei The Minus 5 alla pedal steel e altri due Richmond Fontaine, Sean Oldham e Freddie Trujillo.

Colfax, il primo lavoro uscito nel 2014 e osannato un po’ ovunque, in primis dalla Rough Trade, tentava di rileggere l’alt-country e attualizzarne le sonorità, ma ciò che rimaneva immediatamente impresso ascoltandolo era il songwriting di Vlautin e la voce della Boone che, anche quando cantava di dropouts e cuori infranti, era calda e carezzevole come una delicata brezza d libeccio.

La situazione non cambia radicalmente su The Imperial. Anzi il country soul dei Delines suona ancora più classico e confortevole con i fiati e la pedal steel a rendere più morbidi e rotondi gli arrangiamenti. A farla da padrone sono, ancora una volta, uomini e donne stanchi e logori che hanno dovuto affrontare, nella desolazione della provincia americana, una nuova era di depressione e impoverimento economico e sentimentale. Il songwriting di Vlautin è una continua fonte di meraviglia che, nonostante i temi affrontati, non cade mai nello stucchevole e nel patetico, avendo la capacità di delineare personaggi e situazioni credibili e coinvolgenti con pochi, incisivi versi.

La voce di Amy Boone, che sembra aver acquistato ulteriore spessore e carattere, forse anche a causa delle vicissitudini personali degli ultimi anni, poi, riesce a infondere spessore e pathos alla dolente umanità che popola l’album. Il modo in cui la Boone canta, l’organo, i fiati drammatici, che rimandano ai migliori Calexico o ai Lambchop, gli arrangiamenti struggenti, il controcanto appassionato, rendono queste canzoni dei classici immediati, un po’ come è successo negli ultimi anni alle composizioni della nostra amata Courtney Marie Andrews. E proprio come la Andrews, allo stesso modo, i Delines riescono ad evitare di cadere nei vecchi clichè del country anche grazie all’assoluta sincerità di Amy Boone che canta ogni verso come fosse una questione di vita o di morte (basterebbe ascoltare “Holly The Hustle”, classica storia di incontri sbagliati e botte, per comprendere ciò che intendo).

The Imperial risulta così distante da qualsiasi tentazione di nostalgico passatismo, sia per il crudo realismo che ne caratterizza la narrazione, sia per le scelte sonore improntate a un minimalismo spoglio, ma non sciatto.

I Delines di Willy Vlautin e Amy Boone ci regalano storie ed emozioni autentiche, attuali e vere.
A noi non resta che ascoltarle, assaporarle e farne tesoro.

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