Corniglia – s/t

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Tutti noi abbiamo dei posti che ci portiamo dentro. Di cui il solo ricordo ci scalda il cuore e dove il tornare è sempre, immancabilmente, motivo di emozione.

A volte non è un luogo specifico. A volte è una certa conformazione geografica. Io, per esempio, quando vedo i monti entrare nel mare ho la pelle d’oca.

E mi sento un po’ a casa.

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Emma Russack – Permanent Vacation

Marica Notte per TRISTE©

Io sono nata d’estate. Ma dell’estate non ho nulla: non ho la frenesia, l’eccitazione, la voglia di approfittare della luce, del caldo, del sole e del mare fino a volerne ancora.

Le troppe ore di luce mi destabilizzano, mi accecano e mi confondono. Ho bisogno che il buio non ritardi ad arrivare; ho bisogno di vivere i giorni rispettando la sequenza mattina-pomeriggio-sera.

Per questo la stagione che mi dà pace e mi conforta è l’Autunno della montagna e l’inverno della città. E se molta parte del regno animale va in letargo io rinasco.

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Ainsley Farrell – Dark Hours

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Che le ore più buie siano quelle prima dell’alba si ripete ormai da secoli.

Il primo a lasciarne traccia sembrerebbe sia stato, nel 1650, il teologo e storico inglese Thomas Fuller, che scriveva “It is always darkest just before the Day dawneth”.

Di più recente scoperta è, invece, il fatto che proprio prima della sveglia possano verificarsi i sogni più strani e reali. Talmenti vividi da essere, a tutti gli effetti, considerati allucinazioni.

A fare una summa di tutto questo ci ha pensato Ainsley Farrell.

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Methyl Ethel – Everything Is Forgotten

Giulia Belluso per TRISTE©

Se una cosa è certa nella vita (no non parlo della morte) è che le cose che più ci piacciono al mondo o fanno male, o sono illegali o fanno ingrassare!

Sebbene io non sia una scienziata, so bene che alcune cose, come la nicotina, i dolci e persino l’amore riescono a riempire il nostro nucleo caudale (per intenderci la base del nostro cervello) di dopamina, che riesce così a renderci schiavi e dipendenti dalla brama di “qualsiasi” sostanza.

La droga sviluppa in noi una dipendenza e, variando a seconda delle dosi di assunzione, può agire come stimolante (se minima), come sedativo (in quantità maggiore) e come veleno tossico a tutti gli effetti, se assunta in grandi quantità.

Di certo adesso non inizierò a parlare del mio fittizio passato da tossica, tutt’al più, invece, vi dirò che la musica mi crea una vera e propria dipendenza. Soprattutto i gruppi come i Methyl Ethel che mi rendono una “tossica” bisognosa della sua dose giornaliera. Continua a leggere

Sodastream – Little By Little

sodastream_littlebylittleFiamma Giuliani per TRISTE©

Ci si può innamorare in vari modi. Per me, spesso, l’amore nasce da un colpo di fulmine: bastano un dettaglio, una parola o un gesto e mi batte forte il cuore e l’oggetto della folgorazione entra nei miei sogni e nei miei pensieri.

Non so dire cosa mi conquisti esattamente, ma so precisamente il momento in cui scatta la passione e, quasi sempre, si tratta di un sentimento duraturo che cresce con il passare del tempo.

Ero molto curiosa di ascoltare Little By Little, album autoprodotto che segna il ritorno dei Sodastream dopo dieci anni, ma non mi aspettavo di innamorarmi.

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Carla dal Forno – You Know What It’s Like

carladalforno_youknowwhatitslikePeppe Trotta per TRISTE©

La mattina è il momento della giornata maggiormente contraddistinto da una ritualità costante. Quel passaggio dal torpore del sonno alla piena efficienza della veglia si concretizza quotidianamente attraverso una serie di gesti ormai automatici.

Tappa fondamentale è affacciarsi dal balcone è guardare il cielo per capire cosa mi aspetta e procedere nella preparazione.

Oggi mi sono ritrovato un impenetrabile strato di nubi grigie e minacciose, un tappeto impenetrabile che trasmette un senso profondo di inquietudine. Lo stesso sentimento che pervade l’intera durata di You Know What It’s Like di Carla dal Forno.

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Flyying Colours @Arci Ohibò – Milano, 19/10/2016

flyyingcoloursSara Timpanaro per TRISTE©

Le tecniche meditative hanno sollecitato in me lo stesso scarso interesse delle rubriche calcistiche domenicali. Eppure qualcosa è cambiato.

Ho cominciato a dare importanza ai segnali che il mio corpo produceva sia in situazioni piacevoli che poco piacevoli. Questo ha aperto una serie di domande, le cui risposte sono venute a galla con semplicità. La semplicità è tra quelle parole che difficilmente sento cucite addosso, in un mondo che guarda e valuta la persona in termini di efficacia o efficienza (parole che scivolano nel niente).

E poche volte ci soffermiamo sulla semplicità di un momento, di un paesaggio, di uno stato emotivo, perché i nostri pensieri sono rivolti al domani e poco al qui ed ora.

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