E.B. The Younger – To Each His Own

Alberta Aureli per TRISTE©

Non sono mai stato tanto felice come oggi.
Hugh Hefner

 

Scivoliamo al Paschall Bar di Denton, Texas, tra un cocktail alla moda e una scollatura sexy lasciando che i nostri occhi si riempiano di buon umore, affondiamo i talloni nella moquette e chiediamo ancora da bere, possiamo solo divertirci.

Siamo al Playboy After Dark o meglio siamo nel video di When the Time Comes di Eric Brandon Pulido che rimette in scena la mitica trasmissione di Hugh Hefner andata in onda alla fine degli anni sessanta.

Nel video, il finto Hefner chiede a Eric perché ha scelto di chiamarsi E.B. The Younger e lui risponde che, dopo le iniziali, “The Younger” è solo un modo antiquato per essere identificato come il più giovane in famiglia, suggerendo allo stesso tempo che qualcosa di più grande è venuto prima.

In altre e reali interviste, sottolinea che considerarsi l’ultimo di una schiera, la ruota di un ingranaggio più grande, è un atto di liberatoria umiltà che consiglia a tutti.

Personaggi come Trump, ad esempio, sembrano talmente scollati da un discorso collettivo che finiscono per rivelarsi senza empatia e senza nessuna intelligenza emotiva, aggiunge poi.

When The Time Comes, uscito in anteprima sull’album di debutto da solista di Eric Pulido, To Each His Own, è una buona sintesi dell’atmosfera intera del disco, incantato e irresistibile inno alla vita. E se i Midlake, di cui Eric è il chitarrista da sempre (e il cantante dall’addio di Tim Smith nel 2012), richiedono un ascolto attento e ripetuto per essere apprezzati al meglio, To Each His Own gode di una leggerezza diversa pur prendendo le mosse dalle stesse ispirazioni folk e soft-rock anni settanta.

C’è molto tempo che passa in queste tracce e molta possibilità di rinascere nel tempo che trascorre. La ricerca di un equilibrio nuovo che non ignora il passato, amando il presente e la vita per come si manifesta. Sembra Zen e invece è Pop.

Così, se qualcuno ha mai pensato di inserire tra i riti di passaggio all’età adulta realizzare un album solista, a quarant’anni, dopo quindici di militanza in una band, questo, che si porta dietro già nello pseudonimo di The Younger, il presente e il passato, potrebbe essere la prova che è una buona idea.

Used to be apre il disco ed è la celebrazione del momento vissuto nel presente e della pace che deriva dal rigenerarsi nella consapevolezza di sé (forse per questo il disco è uscito in primavera). Al video E. B. si dice particolarmente affezionato e nella partita vintage di baseball compaiono tutti quelli che hanno lavorato al progetto. Come a dire che non c’è divertimento senza chi l’ha reso possibile.

Gioca sugli opposti e sugli equilibri anche in Out of the wood, perché, ribadisce, la tendenza ad allontanarsi e uscire dai rami intricati dei boschi, con la stessa spinta che ci allontana dai conflitti irrisolti, non vuol dire che ci sia qualcosa di sbagliato nel legno, o nel buio. La speranza è arrivata e non ha intenzione di andarsene (Hope Arrives).

Ma è nella title track che centra il cuore della sua biografia poetica, con un finale alto e meritato per un disco che ci ha portato dalle nuvole alla vita vissuta e poi a ritroso, in aria, spinti dal vento tiepido di Aprile, cullati da una melodia dolce e precisa.

I’ve been about all alone / I’ve never felt so good before… And what we did before / No I do not ignore

 

Sono stato da solo e non mi sono mai sentito così bene.

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