Cate Le Bon – Reward

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

“In Galles ci sono più pecore che persone”

Così mi disse qualche anno fa, senza nessuna intenzione ironica, il tassista che mi stava portando in albergo ad Aberystwyth, città universitaria sulla foce dell’Ystwyth (appunto). In quel viaggio di lavoro non me ne resi molto conto, ma forse l’abilità che potei riscontrare nei gallesi nel cucinare gli ovini mi avrebbe dovuto far prendere sul serio le parole (a tratti incomprensibili) del mio autista.

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E.B. The Younger – To Each His Own

Alberta Aureli per TRISTE©

Non sono mai stato tanto felice come oggi.
Hugh Hefner

 

Scivoliamo al Paschall Bar di Denton, Texas, tra un cocktail alla moda e una scollatura sexy lasciando che i nostri occhi si riempiano di buon umore, affondiamo i talloni nella moquette e chiediamo ancora da bere, possiamo solo divertirci.

Siamo al Playboy After Dark o meglio siamo nel video di When the Time Comes di Eric Brandon Pulido che rimette in scena la mitica trasmissione di Hugh Hefner andata in onda alla fine degli anni sessanta.

Nel video, il finto Hefner chiede a Eric perché ha scelto di chiamarsi E.B. The Younger e lui risponde che, dopo le iniziali, “The Younger” è solo un modo antiquato per essere identificato come il più giovane in famiglia, suggerendo allo stesso tempo che qualcosa di più grande è venuto prima.

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Hand Habits – Placeholder

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Dalla mia unica (e non molto recente) lezione di Yoga mi porto dietro questa assurda convinzione che io in fondo, di meditazione, qualcosa ne so.

La sera, quando le luci sono spente e il gatto non occupa a sproposito il fondo del letto, tolgo il cuscino da sotto la testa, stendo la schiena, apro leggermente le gambe e le braccia girando i palmi verso l’alto, e respiro. Di pancia, lentamente e profondamente.

Partendo dal basso ventre fino al petto, e poi al contrario, espiro dal petto fino al basso ventre. Il movimento ripetuto e oscillante mi rilassa. Il piacevole sforzo del pavimento pelvico mi proietta verso distese infinite di dolci colline lussureggianti. Pieni e vuoti, alti e bassi che scivolano morbidi davanti i miei occhi chiusi.

Da questa posizione privilegiata posso credere di essere calma. E posso credere che anche Hand Habits lo sia.

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Rustin Man – Drift Code

Emanuele Chiti per TRISTE©

Il caso vuole che mi ritrovi a scrivere queste righe due giorni dopo la scomparsa di Mark Hollis, voce e leader dei Talk Talk, una mente luminosa che grazie al lavoro con la band londinese aprì tutto un nuovo capitolo nel campo delle sonorità “post” e la decostruzione dei canoni rock.

E proprio in questi giorni è uscito il secondo disco solista del bassista di quello splendido gruppo, Paul Webb. Non troverete questo nome sulla copertina del disco ma Rustin Man, cioè il moniker che scelse tempo addietro quando diede alle stampe il primo disco co-intestato con Beth Gibbons, Out Of Season. Ben diciassette anni fa.

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Steve Gunn – The Unseen in Between


Alberta Aureli per TRISTE©

I don’t like to put myself on this pedestal or anything like that.

C’è una foto piccola di Lansdowne, Pennsylvania dove Steve Gunn è nato.

Al centro della foto un fiumiciattolo circondato da Salici e Pioppi, fronde gialle colorate d’autunno. In fondo, a sinistra, il greto e i tralicci bassi.

Puoi immaginare a piacere la strada vicina e un ragazzo in bicicletta, stivali di gomma alta, un pub mezzo vuoto o un racconto di Carver intero.

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Distance, Light & Sky – Gold Coast

Peppe Trotta per TRISTE©

Squadra che vince non si cambia.

Quando un determinato assetto ti porta ad ottenere ottimi risultati è difficile staccarsene perché si presuppone che ad identica premessa possa corrispondere un ulteriore valido risultato. Ovviamente non sempre le cose vanno così e capita che meccanismi consolidati si inceppino e conducano verso approdi deludenti, a volte anche mestamente fallimentari.

Ciononostante l’assunto di partenza rimane valido e tentare è sempre una possibile via.

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Sara Forslund – Summer Is Like a Swallow

Peppe Trotta per TRISTE©

Accogliente come il mare quieto dell’Inverno, rinfrancante come i raggi del Sole che si fanno strada attraverso un malinconico cielo grigio.

Sa essere rimedio universale il suono, sia che si presenti come semplice riverbero ambientale o che si riveli quale strutturato flusso armonico minuziosamente cesellato. Attraverso di esso si possono costruire rifugi inattaccabili in cui conservare intatte le proprie emozioni, ma per riuscirci è necessario che a scolpirlo sia un animo sensibile, incline alla bellezza.

Non sono quindi molti coloro che possono perseguire tale intento, ma tra questi possiamo certamente includere Sara Forslund.

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