Epic45 – Sun Memory

Sun Memory

Francesco Amoroso per TRISTE©

Da bambino, d’estate, mi sdraiavo sul prato di casa dei miei zii e fissavo il sole per tutto il tempo che potevo. Poi serravo le palpebre e, nel buio improvviso, vedevo un disco brillante che passava dal rosso all’arancione, per poi sbiadire lentamente  verso il bianco. A quel punto premevo delicatamente le mani sulle palpebre e cominciavo a vedere bizzarri giochi di luce (pensavo volesse dire questo “vedere le stelle”), riaprivo gli occhi e ricominciavo.

Non ricordo adulti in giro. Niente musica. Solo il brusio delle voci lontane dei bagnanti che mi giungevano attutite dalla spiaggia che si stendeva ai piedi della scarpata, il ronzio di qualche insetto (che volava abbastanza distante da non allarmarmi troppo), lo sporadico abbaiare del piccolo cane dei vicini lasciato libero nel giardino adiacente.

Erano pomeriggi infiniti, vuoti, pigri, a volte anche noiosi, dei quali ricordo pochi avvenimenti, ma la sensazione, indescrivibile, quasi ipnotica che provavo fissando intensamente il sole estivo nella controra, non l’ho mai dimenticata. È rimasta impressa nella mia memoria (e, forse, anche nella mia retina) per sempre e, di tanto in tanto, provo a replicarla, senza tuttavia alcun successo. Mentre i ricordi del passato sbiadiscono e diventano confusi, le sensazioni rimangono.

Non sono certo che Ben Holton e Rob Glover si riferiscano a questo quando titolano il loro nuovo e.p. “Sun Memories”, ma, ascoltando i sei brani che compongono il loro nuovo, conciso ed evocativo lavoro, l’impressione è che anche loro, da bambini, possano aver provato la stessa sensazione, fermandosi a fissare il sole per un attimo di troppo.

Certo, in queste sei composizioni, oltre alle infinite estati della gioventù, c’è anche molto altro: ci sono l’Inghilterra rurale e la costa gallese, i pomeriggi tranquilli passati ad ascoltare i suoni della natura con un registratore a cassette tra le mani, i lunghi viaggi in auto e i sogni ad occhi aperti.

Ce lo dicono loro stessi, gli Epic45, presentando l’e.p., ideale continuazione dello splendido “Through Broken Summer” dello scorso anno e parziale indicazione di ciò che arriverà (e già sapere che ci sarà un seguito, prima o poi, è fonte di grande gioia), ma, in realtà, avrebbero potuto anche non dire nulla e far parlare solo la musica. L’avremmo intuito lo stesso.

Sì, perché sin dalla magnifica “Sun Memory II” (che vede il contributo vocale di Rose Berlin degli Spc Eco e di suo padre Dean Garcia dei Curve) basta chiudere gli occhi per essere gentilmente trasportati indietro nelle emozioni e nelle percezioni.

Tra suggestioni Slowdive, Bark Psychosis, Hood e Talk Talk, incantevoli strati di synth, chitarre riverberate e field recordings che fluttuano, si immergono e ritornano a galla,  “Sun Memory” non è affatto un lavoro che si adagia sulla più trita nostalgia, preferendo, invece, evocare le eteree e volatili sensazioni del passato, piuttosto che rinnovare ricordi posticci e banalmente sereni.

Emblematicamente il brano finale (la rielaborazione da parte di Antony Harding/July Skies di un brano già presente sull’e.p.) è dedicato a Penarth, una cittadina del Galles, nota in periodo vittoriano come “The Garden By The Sea” e rinomata meta turistica che, ai nostri giorni, pur avendo perso gran parte della propria attrattiva, conserva, nella sua collocazione geografica (sull’estuario del fiume Severn) e nella sua architettura vittoriana e edoardiana, un intenso e decadente fascino. L’eco del passato a volte rende attraente anche il presente.

Chiudete gli occhi, allora, e lasciate che la memoria del sole vi trasporti in un altro spazio e in un altro tempo. Vi costerà solo mezz’ora del vostro tempo.

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